Premio Campiello 2018

Rosa Sauer è affamata. Ed è forse proprio da questa condizione che prende avvio questa storia. Siamo nel ’43, vicino a Berlino e vicino al quartier generale di Hitler. Il bisogno di sopravvivenza è quello che induce la protagonista, assieme ad altre otto donne, ad accettare di diventare una delle assaggiatrici di Hitler.
Non è una fede o un’ideologia che le muove, ma quell’istinto primordiale che le porta a trasformare anche la loro identità, mettendo a repentaglio la propria vita, una sorta di roulette russa quotidiana. Ma anche in questa desolazione umana, assediata dalla paura, che conduce a un’inevitabile metamorfosi di sé stesse, l’autrice ci dice che può ancora nascere un qualcosa, fatto di sentimenti. Assistiamo così a un’altalenante rassegna di amore, gelosia, tradimento e, ancora una volta, accettazione dell’esistenza e di ciò che essa offre o toglie.
Ispirata a una storia vera, la narrazione non risparmia momenti di grande realismo, addolcita dalla meravigliosa e unica capacità tutta umana di analisi, riflessioni, pulsioni, che portano il lettore ad interrogarsi, forse senza mai rispondersi, sul significato della Storia e della sua ripetuta violenza.
Un romanzo da leggere lasciandosi trasportare in un tempo non poi così lontano ma, si sa, l’orrore è sempre alle porte. Il nostro pensiero è andato così agli anni precedenti questa storia, raccontati in un altro romanzo storico “1938” https://www.amazon.it/1938-Daniela-Vasarri/dp/B0D6J1G67D in cui le prime leggi razziali costrinsero migliaia di persone a fuggire, a nascondersi, ma invano.