Come vivo l’8 marzo


Avevo meno di vent’anni, qualche decade fa, e avevo ideato un giornale femminista. Ero giovane, non conoscevo esattamente tutti i problemi delle donne, ma sentivo che avremmo dovuto alzare la voce e farci ascoltare. Un po’ come da bambina, quando volevo imporre la mia opinione che veniva spesso soffocata dagli adulti. Avevo meno di vent’anni e già un uomo aveva tentato di darmi uno schiaffo, l’ho lasciato immediatamente, al suo destino, che, ho poi saputo, non è stato bello. Avevo meno di vent’anni e quando camminavo per la strada, uomini prevaricatori mi importunavano, sentivo i loro occhi sul mio corpo acerbo e i loro commenti offensivi. Attraversavo la strada e li biasimavo, ma non li temevo. Avevo meno di vent’anni e mia madre lavorava, al fianco di mio padre, fiera e orgogliosa di farlo, fino a quando lui se ne è disfatto. Ma lei ha continuato e non si è piegata e mi ha insegnato che vi sono molte forme di lotta. La prima è il rispetto di se stesse, la seconda è quella di non avere paura. Domani, molte di noi avranno il tempo di fermarsi e, mi auguro, di riprendere la propria vita se qualcuno sta cercando di profanargliela.

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