Una lettera…a un volontario questa volta


L’ho scritta qualche Natale fa, ma è ancora attuale
“Mi chiamo Chiara ma, come vedi, la mia pelle è molto più scura della tua.
Non so perché i miei genitori mi abbiano dato questo nome, forse perché so di essere nata all’alba.
Non ho grandi ricordi della mia infanzia, se non quello dei piccoli piedi sempre feriti perché scalzi e dello stomaco che lamentava cibo, gonfiandosi come se avessi mangiato quelle meravigliose patatine che i vostri bambini mangiano invece al McDonald’s.

bambina
Siamo fuggiti, ma è un ricordo nebuloso. Scappavano tutti quelli del mio paese, per le bombe, per la fame, per la paura, c’era sempre un buon motivo per andarsene. E non servivano valigie, solo tanta disperazione e speranza di trovare un mondo migliore di quello che si stava lasciando. Ricordo solo una persona, un padre missionario, che ci insegnava a pregare, assicurandoci che il buon Dio aiuta tutti, anche noi, che sembravamo dimenticati laggiù. Non era facile credergli, soprattutto quando abbiamo dovuto dormire sulla spiaggia, al freddo, con poche coperte, insufficienti per tutti. E ancora poi quando siamo stati trasportati in questa grande città, dove mio padre, con il suo berretto si consumava i piedi per cercare elemosina e mia madre giurava di saper pulire una casa, lei, che aveva sempre abitato in una capanna. Io, che ero la maggiore, dovevo badare a mia sorella, che frignava a squarciagola cercando il latte della mamma, i cui seni erano svuotati. Poi il centro accoglienza, la parrocchia con un padre tanto caritatevole, che ci ha fatto avere la nostra prima vera casa e il primo vero impiego per papà. Ho cominciato a ripensare a quel padre missionario, a Dio e a sentire che aveva ragione. Vado a scuola ora, sono un’alunna con molte compagne, il loro grembiule è più bianco, il mio è un po’sfilacciato ma credo che Dio porrà rimedio anche a questo. Desidero tanto un astuccio, con decine di matite, ma devo dirmi fortunata perché anch’io mangio adesso e la mensa a scuola è meravigliosa, almeno per me.
Sai, la notte scorsa (non conosco il tuo nome, ma ti chiamerò Gabriele, perché per me sei più importante di un angelo) ti ho visto e ti ho seguito. Eri buffo con quel pancione e quel vestito rosso che ti stava stretto e ti si spostava la barba finta mentre cercavi nel sacco di iuta dei regali per me e mia sorella. Hai lasciato sul bidone dell’immondizia, quello davanti alla nostra casa, due pacchi, uno conteneva un astuccio, pieno di matite appuntite, multicolori. So che Babbo Natale non esiste, (me l’ha detto in un orecchio la mia compagna di banco) però so che esistono gli angeli che il buon Dio manda sulla terra, proprio come ci raccontava quel padre missionario. Angeli che portano gioie, piccoli momenti di felicità, doni veri per chi la sa apprezzare. Ringrazio Dio di averti incontrato Gabriele e lo prego di farmi diventare tanto generosa così da portare mille sacchi di iuta colmi di speranze, proprio come tu hai fatto per me.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA *