Una giornata (in coda) al Salone del Libro di Torino


Anche quest’anno il Salone del libro non si è smentito: molta folla, molte manifestazioni, molta disorganizzazione.

Sarà stato per motivi di sicurezza (ma bisogna ricordare che ogni anno c’è una causa nuova che ne rallenta l’affluenza) comunque quest’anno le code al Salone hanno battuto il record.

Che tu fossi un comune visitatore, una scolaresca oppure un professionista del settore, dovevi attendere all’aperto, in una strada aperta al passaggio di auto e furgoni, in fila per parecchio tempo. Questa stamattina un’ora e mezza (sì, avete letto bene!) in coda per poter varcare i cancelli dove solo quattro incaricati ti aprivano di fretta borse e zaini, costringendoti a lasciare la bottiglia di minerale che ti eri portato da casa, tutto all’insegna della sicurezza (superficiale viene da dire).

Ma poi non era finita: altre code per la biglietteria, code per i bagni, code per un panino costoso, da consumarsi in piedi perchè i tavoli erano pochi, code per un caffè. E soprattutto, e questo è ancora più assurdo, code per entrare ad assistere alle presentazioni (degli autori noti si intende). Tanta folla che farebbe quantomeno sperare in una sferzata di interesse culturale e in una ripresa del settore. Sarà, i numeri ce lo confermeranno o meno, ma non abbiamo notato grandi acquisti nè persone con libri alla mano, tranne forse nelle edizioni per bambini, dove davvero la scelta e la proposta ci è parsa interessante e in crescita.

Un vero peccato che una fiera così “consolidata” non abbia saputo ancora risolvere i problemi logistici ed organizzativi che altre città invece sono riuscite a fare.

 

 

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