Una favola per i vostri bambini…perché presto sarà Natale 1


L’ALBERO DI NATALE

albero-di-natale

“Oh, che bello, questo sì che sarebbe uno stupendo albero di Natale” esclamò Pietro ammirando un abete, non tanto alto, ma folto e con i rami tutti regolari.
“Giò, vieni a vedere” disse all’amichetta con la quale stava gironzolando, per mostrarle la sua scoperta.
Giovanna guardò l’albero e gli chiese:
“Sei proprio sicuro di volere una pianta vera da decorare?”
“Sì, questa notte ho sognato un bellissimo albero di Natale che avevo messo in giardino davanti alla finestra del soggiorno; è così che sarà il nostro albero quest’anno”.
Mentre parlava si dirigeva verso la cassa del negozio per chiederne il prezzo. Ovviamente costava parecchio, ma Pietro non si dette per vinto.
“Giò, devo trovare il modo di guadagnare qualche soldo; mi piacerebbe dire alla mamma che ci penso io all’acquisto”.
“Potresti chiedere alla signora Olivia, la fruttivendola, se ha bisogno di un aiuto per le consegne. In questo periodo c’è più lavoro del solito, forse ti prenderà come fattorino”.
Pietro meditò sul consiglio; doveva organizzare quando fare i compiti pomeridiani per avere il tempo di svolgere il lavoro che si sarebbe procurato.
Arrivato a casa, salutò Giovanna, che abitava un po’ più lontano, e corse dalla mamma con l’ottimismo di un bambino di dieci anni.
“Quest’anno il nostro albero di Natale sarà una pianta vera, mamma!” Esclamò con tutto l’entusiasmo possibile per cercare di coinvolgerla nella sua scelta.
“Tu sei matto – disse la mamma ridendo mentre lo abbracciava – non possiamo permettercelo. Andrà benissimo l’albero di plastica che abbiamo in cantina; dobbiamo solo acquistare qualche addobbo nuovo”.
“Tu non pensarci, voglio comperarlo con i miei soldi”.
“Quali soldi?” chiese la mamma.
“Con quelli che guadagnerò facendo dei piccoli lavoretti per la signora Olivia”
La mamma non rispose, gli diede un bacetto, poi sospirò:
“Vedremo”.

La signora Olivia gestiva un bel negozio di frutta e verdura della migliore qualità. Era una donnina piccola e tondetta, sempre sorridente e gentile. Quando Pietro entrò nel negozio, Olivia, che teneva in mano una grossa mela rossa lo salutò e gliela offrì:
“La vuoi una bella mela?”
“Sì, grazie. Posso farle una domanda?”
“Certo – rispose la donna – cosa ti serve?”
“Avrei bisogno di un lavoro, lo potrei svolgere di pomeriggio, dopo la scuola. Qualunque lavoro. Ho bisogno di guadagnare un po’ di soldi”.
“Oh, piccolo, sei povero?”
“No, devo comperare un albero di Natale, ma deve essere vero e gli abeti costano parecchio”.
“Ho capito, in questo momento, in effetti, ho più lavoro del solito; se vieni da me verso le tre ogni pomeriggio potresti aiutarmi per un paio d’ore, ti andrebbe bene?”
“Caspita, che bello, è proprio quello che vorrei”.
“D’accordo, ti aspetto domani”.
“Grazie, signora Olivia”.

Pietro uscì saltellando dal negozio, tutto sorridente e pieno di speranza. Con ogni probabilità avrebbe potuto comperarsi il suo albero.
Anche Giovanna si congratulò con lui per la sua fortuna, anzi gli diede un altro suggerimento:
“Perché non vai a sentire anche il signor Gino, il pasticcere? Questa è l’ultima domenica prima di Natale, anche lui potrebbe aver bisogno di aiuto”.
Pietro, ancora entusiasta per aver ottenuto tanto facilmente il primo lavoro, decise di tentare la fortuna un’altra volta e si incamminò con l’amica verso la pasticceria che stava nella grande piazza della chiesa.
Giunto davanti al negozio però, gli venne qualche dubbio:
“Ma cosa potrei fare in una pasticceria? Non certo i dolci, non sono capace; se mi fa servire al banco? Io non so maneggiare le torte; se ne lascio cadere una per terra?”
“Ma va, sciocchino – gli rispose Giovanna – certamente non ti farà toccare i pasticcini; al massimo potrai lavare il pavimento o pulire il forno. Comunque è meglio sentire cosa ti propone. Sei sempre in tempo a ripensarci”.

Armato di coraggio Pietro entrò nel negozio accompagnato dall’amica che aveva stampato in volto un sorriso che andava da un orecchio all’altro.
“Cosa vi posso dare, ragazzi?” Chiese Gino spostandosi verso il reparto caramelle.
“Vorrei delle stecche di liquirizia” rispose prontamente Giovanna tirando fuori dalla tasca del cappotto una manciata di monetine.
Mentre il pasticcere contava i bastoncini, Pietro, con una voce un po’ incerta disse:
“Io vorrei lavorare per lei domenica mattina, potrei fare qualunque cosa”.
“Caro il mio ragazzo, sei troppo piccolo, non saprei proprio cosa farti fare. Comunque, ripassa tra qualche giorno, può darsi che riesca a trovare qualche lavoretto per te”.
Sul volto dell’amico Giovanna lesse la delusione e si dispiacque per lui.
“Sicuro che non ci sia nulla che il mio amico possa fare? E’ molto bravo e veloce, potrebbe tenere pulito il pavimento e le vetrine del negozio”.
“Hai un buon avvocato – disse il pasticcere – va bene, ti aspetto domenica mattina alle nove. Sii puntuale”.

Pietro era così felice che sprizzava gioia da tutti i pori.
“Grazie” disse con un grande sorriso rivolto al signor Gino.
“Grazie” sussurrò a Giovanna abbracciandola forte, forte.
Tornato a casa il ragazzo raccontò tutto alla mamma che lo guadò quasi incredula.
“Sono molto contenta per te, però ricordati che prima di tutto viene la scuola, non pensare neanche per un attimo di poter trascurare compiti e lezioni”.
Il ragazzo era tranquillo, sapeva di potercela fare. In classe era uno dei migliori e pensava che avrebbe potuto studiare un po’ il pomeriggio e alzarsi presto il mattino per ripassare la lezione.
Trascorsero così alcuni giorni. Pietro rientrava da scuola sempre contento e sorridente. Pranzava con la mamma poi iniziava a studiare, infine correva al negozio per essere puntuale all’ ora stabilita.
Tutto stava andando per il meglio. Era riuscito a organizzare la sua giornata e quando, a fine lavoro, la signora Olivia lo pagava, gli regalava sempre un arancio o una mela e gli raccomandava:
“Adesso torna subito a casa”
Il ragazzo ringraziava con un sorriso e faceva di corsa la strada ormai buia per arrivare presto e non fare preoccupare la mamma che lo aspettava sempre con una tazza di tè caldo. Prima di riprendere lo studio, contava i soldi ricevuti e li riponeva in una scatola di latta. Il piccolo gruzzolo aumentava sempre di più.

Ormai mancavano due giorni al Natale. La domenica mattina, dopo la Messa, Pietro alle nove in punto era davanti alla pasticceria che stava aprendo in quel momento.
“Bravo, ragazzo!” Gli disse il signor Gino scompigliandogli i capelli e spiegandogli tutto quello che avrebbe dovuto fare.
Egli lavorò di lena per quasi tutta la mattina. Fu così attivo e preciso che il pasticcere, oltre ai soldi pattuiti gli diede una buona mancia.
Pietro era felice. Quando fu a casa, prese la scatola con tutti i suoi risparmi e, contandoli, si rese conto che era riuscito a raggiungere il prezzo dell’abete che desiderava. Corse dalla mamma e le chiese:
“Posso andare con Giovanna a prendere l’albero di Natale?”
La mamma era molto orgogliosa di lui, anche se non lo dava troppo a vedere. Il suo ragazzo di dieci anni era riuscito da solo a raggiungere il traguardo che si era proposto. Gli sorrise e, dopo mille raccomandazioni gli disse:
“Va bene, ma che ce lo consegnino entro domani mattina, che è la vigilia, perché dobbiamo comperare tutte le decorazioni”.
Giunto al vivaio Pietro andò senza incertezze dove stava l’abete quando l’aveva visto la prima volta ma, ohimè, l’albero non c’era più. Prese Giovanna per mano e andò alla cassa per parlare con il proprietario.
“L’ho venduto due giorni fa, mi dispiace, non sapevo che saresti tornato a prenderlo. Se vuoi ce n’è uno là in fondo, è un po’ più grande e costa un po’ di più ma è decisamente molto bello”.
Il ragazzo non attese quasi neanche la fine della frase, corse via con i lacrimoni che gli scendevano dagli occhi.

“Ho lavorato per niente, non potrò avere il mio albero di Natale!” Esclamò.
Giovanna che l’aveva rincorso, cercò di consolarlo come una buona amica, ma si sentiva impotente davanti alla grande delusione che leggeva negli occhi di Pietro.
A casa, la mamma che lo aspettava per andare con lui a comperare i nuovi addobbi, vide il suo bambino in lacrime, che singhiozzando le raccontò tutto il suo dolore.
“Vieni con me – disse la mamma – torniamo al vivaio, voglio che tu abbia l’albero che hai tanto desiderato”.
Giunti al negozio, cercò il padrone e gli spiegò:
“Pietro, il mio bambino, ha lavorato durante questi giorni senza mai giocare un momento perché voleva realizzare il suo sogno, comprare un abete per avere un albero di Natale vero da decorare e piantare in giardino. E’ un bravo ragazzo, non posso deluderlo, se le bastano in aggiunta questi denari, prendiamo l’albero più grande”.
Il proprietario del vivaio era buono d’animo e rispose:
“Ho fatto un buon guadagno vendendo gli abeti, quest’ultimo glielo posso dare con un buono sconto; domani le sarà consegnato a casa”.
Pietro era felice.

“Per quest’anno ci accontenteremo delle vecchie decorazioni” disse abbracciando la mamma.
Il giorno dopo l’albero stava davanti alla finestra del soggiorno, ornato di ghirlande e palline colorate.
“E’ proprio un bell’ esclamò Pietro andando con la mamma alla messa di mezzanotte”.
Faceva molto freddo ed entrambi erano imbacuccati con guanti e sciarpe pesanti.
Usciti dalla chiesa, Pietro disse a Giovanna:
“Ti voglio far vedere il nostro albero di Natale”:
“Vengo subito – rispose l’amica – vengono anche mamma e papà”.
Si incamminarono tutti insieme chiacchierando allegramente.
Mentre si stavano avvicinando alla casa, sentirono un coro di bambini che cantavano una nenia natalizia.
Si fermarono di colpo, non credevano ai propri occhi: l’albero era tutto addobbato e splendeva con miriadi di luci che brillavano come piccole stelle, mentre cascate di fili d’argento si dondolavano alla leggera brezza della notte. Un gruppo di bambini si era fermato per ammirarlo e aveva intonato un bellissimo canto.
“E’ splendido – esclamò Giovanna – ma dove hai trovato tutte queste decorazioni?”
Pietro non sapeva cosa rispondere, le luci che lui e la mamma avevano messo sull’albero sembravano essersi moltiplicate e insieme a quel canto creavano un’atmosfera magica.
Il suo cuore era così colmo di gioia che pareva scoppiargli in petto. Si strinse alla mamma che lo abbracciò con dolcezza mentre Giovanna raccontava ai suoi genitori il motivo di tanta felicità.
Decisero di trascorrere il Natale insieme perché la gioia, quando è condivisa, diventa più grande e riempie il cuore di tutti.

testo di Rachele Coerezza


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

CAPTCHA *

Un commento su “Una favola per i vostri bambini…perché presto sarà Natale