Salone del libro Torino? Tempo di libri Milano?


Espositori, visitatori, protagonisti i libri. Oggetti da vendere e da far conoscere, testi da far amare e divulgare il più lontano possibile, perchè raggiungano le persone e le catturino. Compito arduo quello dell’editore. Capire, valutare, crederci. Gli stand non sono bancarelle di frutta e verdura, sfoggiano la somma di pensieri materializzati, sofferti, corretti, rivisti perchè comunichino un sogno, un principio, un fatto.
Si respira questo impegno visitando una fiera del libro e, poco m’importa che una sia più grande dell’altra, perchè non possono essere concorrenti due entità che ambiscano allo stesso risultato. A meno che lo sterile “business” non prevalga. Allora tutto decade e perdono senso le tonnellate di volumi dietro ai quali ci stanno miliardi di idee, sofferenze, aspirazioni degli autori di viaggiare in quel modo nel tempo.
Amo Torino, Milano, Francoforte, ogni piccola e grande fiera, purchè quelle dovunque conservino la meta comune di donare cultura immortale.

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