Riflessione sul 1° maggio


Il 1° maggio, ovvero una festa che esige una riflessione al passo con i tempi.
Tutti conosciamo le origini di questa festa, la rievocazione della lotta sostenuta dai lavoratori per contrastare ingiustizie ed episodi anche violenti che volevano soffocare le voci di classi sfruttate e vilipese. Ma, mi domando, come è cambiato oggi il rapporto lavoratore/datore? E, soprattutto, quali sono i paesi dove si è spostata la necessità di rivedere e migliorare quel rapporto?
Se pensiamo infatti ai paesi europei, americani, ma anche russi, giapponesi, bisogna ammettere che i ruoli siano abbastanza chiari e, di conseguenza, nella maggior parte tutelanti i lavoratori. Ma in quante parti del resto del mondo c’è ancora tanta strada da fare per sanare quella prevaricazione ad opera di chi offre il lavoro su chi lo deve eseguire? Non sappiamo ad oggi se e con che tempi si riuscirà ad ottenere un equilibrio, ma certo è che questo 1° maggio dovrebbe essere portato come esempio proprio in quelle nazioni dove l’uomo sta accettando compromessi crudeli pur di assicurarsi il lavoro.
La seconda personale riflessione ci riguarda. Abbiamo giovani che bussano alle porte del mercato del lavoro i cui concorrenti sono spesso quelli più anziani, che non possono ancora lasciarlo per i non raggiunti limiti di età; abbiamo persone di mezza età che non riesco a ricollocarsi a causa di moltissime chiusure, disposti a inventarsi un’occupazione o propensi ad accettare posizioni più modeste; abbiamo donne che fingono di essere inferiori agli uomini in campi dove invece potrebbero portare un valore aggiunto. E allora io non mi sento di chiamarla una Festa, ma solo una commemorazione di vittorie che non abbiamo vissuto e che non siamo, purtroppo oggi, in grado di replicare.

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