Questa foto scattata oggi mi ha fatto ricordare una favola che scrissi qualche tempo fa …


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“TOMMASO” (fiaba classificata al concorso Carta e penna)

Tommaso era un bambino cresciuto in una piccola cittadina della riviera, dove una lunga spiaggia e un mare grande lo salutavano ogni mattino quando la mamma gli apriva le finestre della sua camera per svegliarlo. Lui amava il mare perché la vastità di quella distesa d’acqua, permetteva al suo sguardo di spaziare e volare così con la fantasia, immaginando le innumerevoli varietà di creature acquatiche che lo abitavano o i personaggi che avrebbero potuto solcarlo a bordo delle imbarcazioni. Ma nel suo cuore aveva un desiderio che non osava confessare a nessuno dei suoi amici e tantomeno ai suoi genitori: salire in cima a una montagna.

Eh sì, perché Tommaso aveva letto da qualche parte che tantissime montagne, un tempo davvero remoto nella storia della terra, erano invece rimaste sommerse nel mare per migliaia di anni e poi, spinte da una forza immensa più grande di quella degli eroi dei suoi fumetti preferiti, erano riemerse. Così quando con la maschera si immergeva a perlustrare sassi e rocce, pensava a quale aspetto avrebbero potuto avere le montagne coperte di muschio anziché di alghe o coralli. Aveva visto qualche illustrazione sui libri di scuola e ricevuto una cartolina dal suo migliore amico, ma Tommaso avrebbe voluto toccare lui stesso le rocce e vedere una cima ergersi nel cielo anziché sprofondare nel mare. Poi adorava le mucche, grosse, mansuete, con quei buffi campanacci al collo. Quelle, in verità, le aveva avvicinate una volta durante un’uscita didattica organizzata dalla scuola, ad un centro di produzione di latticini. Tommaso era riuscito ad accarezzarne una infilando la mano oltre lo steccato, e la mucca aveva girato la grande testa e guardandolo con aria triste gli aveva detto – ah se potessi pascolare sulla montagna sarei molto più felice e il mio latte più saporito! – e questo impressionò molto Tommaso.Come tutti i ragazzini amava correre sulla spiaggia e mentre andava avanti e indietro con le sue gambette scattanti, pensava che sarebbe stato altrettanto bello correre nei prati contornati da mille alberi, magari spiati da qualche scoiattolo timoroso. E in inverno, quando il paesaggio marino si fa meno invitante e il mare diventa minaccioso, Tommaso passava le ore a disegnare. Lorenzo, il suo migliore amico, quello che andava sempre a sciare, gli aveva regalato un bellissimo blocco di fogli grandi come una lavagna, scovato nel negozio di colorificio di suo padre. Così Tommaso usando i pastelli con cui il nonno lo aveva premiato per essersi meritato il voto migliore in condotta, disegnava bellissimi paesaggi montani. E proprio come uno chef ci metteva tutti gli ingredienti per rendere più bella la sua presentazione: scoiattoli, mucche, foreste di conifere, fieno nei prati e tanti piccolissimi fiori.

– Certo se potessi vederli davvero! – pensava il ragazzino riempiendo il grande foglio.
Al terzo anno scolastico, la maestra elementare di Tommaso non si presentò il primo giorno di scuola e i ragazzi seppero così che sarebbe stata sostituita da un nuovo maestro. Il supplente si chiamava Ander, aveva un viso rubicondo, il portamento massiccio e la sua voce tradiva un accenno nordico, ricordava quel Signore delle Nevi che Tommaso aveva visto in un libro di favole tedesche. Arrivava da un paesino al confine, proprio dove il mare è lontano centinaia di chilometri. E ne aveva nostalgia. Lo si capiva dal buffo abbigliamento che era del tutto inadatto a essere indossato in un paesino della riviera e da un piccolo scarponcino da scalatore che teneva attaccato al portachiavi. Raccontava poi di tante avventure su e giù per le valli con la sua bicicletta, dotata di cambi speciali e ruote adatte ai sentieri ripidi. Tommaso era tanto affascinato dal nuovo maestro che quasi non rimpiangeva più la sua maestra, a differenza dei suoi compagni. E ad Ander, che magico lo era davvero perché sapeva leggere nel cuore dei bambini, non era sfuggito il grande desiderio di Tommaso. Così un giorno entrò in classe e annunciò un’ insolita iniziativa: un concorso di disegno il cui premio per il lavoro migliore sarebbe stato un viaggio in montagna.
– Nonno, nonno! Il maestro ci porta in montagna, dobbiamo vincere il concorso però! Si deve disegnare un paesaggio montano – Tommaso era eccitato e mentre ingoiava la pasta con le melanzane, frugava nel suo zaino alla ricerca della preziosa scatola di pastelli.

– Calma Tommaso, immagina prima di iniziare, poi traccia il disegno con la matita, non partire subito con i colori! – gli consigliava il nonno.
Ma Tommaso era già a testa bassa sul grande foglio, le sue piccole mani con le nocche pronunciate lavoravano mettendoci tutta la passione. Poi si fermava, guardava il disegno da lontano e ritornava al foglio, aggiungendo sfumature, particolari e una buona dose di creatività. E quando fu stanco, a pomeriggio terminato, scrisse in piccolo il proprio nome e cognome e mostrò al nonno il suo lavoro, sperando in un giudizio positivo.
– Vincerai Tommaso ! ne sono certo, ci hai messo tutto l’impegno e pare molto realistico, credimi, io ho fatto l’alpino e ho ancora negli occhi quegli splendidi paesaggi.
Tommaso avvolse così il disegno e lo mise accanto al letto per sbirciarlo mille volte prima di addormentarsi. Per la prima volta quella notte Il Signore delle Nevi gli apparve e gli fece l’occhialino nel sonno. Il mattino seguente, facendo attenzione a non rovinare il suo lavoro, incontrò l’amico che anch’egli teneva sotto il braccio il proprio.
– Me lo fai vedere? – gli chiese Tommaso, desideroso di confrontare i disegni
– Tieni, guarda! Ci ho messo tanti sciatori! – il foglio di Lorenzo era bianco, vi si potevano solo intravedere tanti piccoli puntini.
A scuola vi era un gran fermento, tutti i ragazzini erano ansiosi di mostrare al maestro Ander le loro produzioni artistiche e di ottenere almeno un buon voto. Ma Tommaso no, lui voleva vincere. Ander li esaminò tutti attentamente, ma annunciò ai ragazzini impazienti che solo l’indomani, dopo essersi consultato con il preside, avrebbe nominato il vincitore. Tommaso non chiuse occhio tutta la notte, malgrado sua mamma gli avesse preparato una tisana calmante.
– Bene, bene – iniziò il maestro il giorno seguente – inutile dire che siete stati tutti molto bravi e per questo metterò un segno più a ciascuno sul registro. Tuttavia, il concorso prevede che solo uno di voi verrà in montagna con me, il vincitore è … –

Tommaso si stringeva le nocche sotto il banco, gli pareva di avere messo il cervello nella centrifuga dell’insalata, se Ander non avesse pronunciato subito il nome del vincitore di certo avrebbe chiesto di uscire perché non ce la faceva più a sopportare l’attesa e mentre questi pensieri gli frullavano come rucola e lattughino si sentì strattonare da Lorenzo:
– Vai, vai, ti ha chiamato! – inciampando nello zaino Tommaso si era catapultato da Ander il quale più rubicondo in viso gli porgeva la mano per congratularsi.
– Grazie, grazie signore – riuscì solo a rispondere e a ritornare frastornato a sedersi. Il mese seguente Tommaso, con gli scarponcini nuovi e lo zaino pieno di felpe e raccomandazioni della mamma e del nonno, siede sulla jeep di Ander. Mentre lascia l’ autostrada e vede le montagne lontane farsi sempre più vicine, prova una gioia immensa.

Ecco i tornanti, simili ai tracciati di biglie con le quali giocava in spiaggia, e poi la strada diventa sterrata. L’aria è sempre più rarefatta, si respira il profumo dell’erba tagliata e accanto quello del fieno ammucchiato a forma di enormi ciambelle. La baita di Ander non è lontana da altre, ma è la più bella. Tommaso per raggiungerla deve arrampicarsi forzando i polpacci , poi ode un fruscio, un piccolo animale forse che è venuto a dargli il benvenuto. E sopra un sasso, finalmente, scorge del muschio, che Tommaso si china ad accarezzare – E’ morbido, ricorda proprio le alghe là sotto, nel mare lontano – pensa.

Con i loro campanacci le mucche ricordano che sono finalmente libere di pascolare. E a pochi metri dalla casa vi è la cassetta della posta sulla quale Tommaso legge: “Grande baita del Signore delle Nevi”.

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