Perdere il lavoro


La mente di Giovanni era molto simile a quella di un cratere, dal quale sgorgavano, come lava, pensieri e sentimenti infuocati che diventavano poi subito gelidi, bloccati dalla paura provocata  da quella terribile disgrazia.

“Non ce la faccio più, mi resta solo l’ultimo gesto, quello che non avrei mai pensato di compiere, la fede  è vinta dalla vigliaccheria, l’orgoglio dalla vergogna, sono un fallito, ho perso il lavoro ”… così farneticava Giovanni girando tra le mani quella corda, mentre voleva piegarla proprio come la vita sembrava stesse facendo con lui.

Prese quel piccolo sgabello di tre piedi, che piaceva tanto a Nina, la sua bambina più piccola, sul  quale si sedeva la sera per fare addormentare la propria bambola.

Lo pose vicino alla tenda in sala, quella che sua moglie voleva profumasse sempre di bucato perché così gli ospiti potessero ricevere un impatto olfattivo piacevole dalla loro casa. Certo, gli avrebbe lasciato un brutto ricordo alla sua Piera, sposata quindici anni prima!

Doveva continuare però, quella disfatta sarebbe stata l’ultimo epilogo della sua vita.

Diede una forma alla corda, rigida perché da molto tempo era rimasta in un cassetto.  Giovanni  riuscì a trasformarla in un cappio, salì sullo sgabello vicino alla tenda, tremando, forse aveva paura di morire… ma doveva farlo.

Poi, inaspettato, un pensiero lo sorprese in mezzo a tanta tenebra:

“la mia piccola Nina non vorrà più sedersi su questo sgabello, e Piera, con il suo amore per la casa,  strapperà di certo questa tenda!  E mio figlio Marco? Mi odierà, perché con questa corda gli insegnai a saltare”.

E quegli oggetti, tanto diversi tra loro, riportarono Giovanni alla vita.

Giovanni, così, sorride mentre posa di nuovo  lo sgabello al suo posto e i suoi occhi si velano di commozione mentre gli adagia sopra  la bambola e aggiusta la tenda poco più in là;  mantiene quell’espressione beata anche quando ripone la corda nel cassetto, disfacendone il nodo legato con tanta fatica.

“Si chiude una porta e si aprirà un portone”….sarà poi vero? ” riflette Giovanni, nella solitudine del suo appartamento vuoto.

 “Beh, certamente stasera Nina, Piera e Marco non sapranno mai che quei piccoli, insignificanti oggetti della casa sono stati i custodi della vita di loro padre e l’inizio della sua speranza.

trepiedi

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