Oggi ricordiamo la nascita di Giacomo Leopardi


Oggi vogliamo dare un tributo a uno dei migliori poeti romantici dell’Ottocento: Giacomo Leopardi che certamente ognuno di noi ricorda e conosce dai tempi della scuola. Non dimentichiamo però che fu anche filosofo (esistenzialista) e scrittore.

Uomo schivo, nobile, di grande cultura, ha lasciato una produzione letteraria vastissima, composta di sonetti, versi e lettere con le quali dette voce al  suo animo sensibile, facendo delle Parola il modo per combattere il dolore.  Ad aggravare il suo pessimismo si aggiunsero i problemi di salute che lo resero cagionevole, al punto di rischiare di morire, e che lo deformarono fisicamente nella postura, con un evidente ingobbimento.

Nel 1817 iniziò la stesura dello Zibaldone, un diario che Leopardi tenne in modo a volte sintetico ed altre più completo, dove affronta diversi temi tra i quali la religione cristiana, il piacere, il dolore, la disperazione e il suicidio. Viaggiò a Milano e Roma ma fu solo a Pisa che le sue condizioni di salute, peggiorate negli anni precedenti, invece migliorarono. E fu lì che compose il canto A SIlvia” , che, secondo i critici, poteva identificarsi nella figura di  Teresa Fattorini,  figlia del cocchiere di Monaldo, morta giovane. Purtroppo si trattò di una breve pausa, perchè di lì a poco gli si aggravarono i problemi agli occhi e il ritorno a Recanati si trasformò di conseguenza in un ritorno al dolore. Leopardi, sempre più insofferente alla sua città natale dove veniva anche schernito dal popolo volgare, compose La quiete dopo la tempesta”, “Il sabato del villaggio“, “Il passero solitario”, e lo stupendo “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia” (del quale riportiamo di seguito le prime strofe).

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
Il tuo corso immortale?

Leopardi morì a soli 39 anni, di malattia ancora non accertata, anche perchè pare che la sua tomba venne trafugata e non fu possibile per quel motivo stabilirne le cause di morte.

Ricordiamo le princiali opere:
Epistolario/Lo Zibaldone/Le Operette Morali/I Canti

 

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