Oggi recensiamo “L’anno che portavi i capelli corti”


Non è facile recensire il libro di un collega, perchè potrebbe essere interpretato dal pubblico che legge la recensione come qualcosa di poco imparziale. Eppure, anche se “colleghe” preciso che non conosco personalmente Danae Lorne e Lena Vinci e voglio correre il rischio di scrivere la mia opinione sul loro libro. E’ una bella storia, scritta bene, senza rallentamenti insidiosi pur avanzando con una progressione calibrata nella narrazione. Ma è soprattutto una storia che fa pensare. Alla stranezza della vita, alle sfaccettature dell’amore, a quanto spesso si creda di conoscere i propri genitori, mentre riescono spesso a stupirci con i loro segreti. Sono i sentimenti a condurre il lettore, a fargli accettare che non sempre i figli hanno la corretta visione di chi li ha generati e, questo è incredibile, ad ammettere che sono proprio loro ad aiutarci anche se ci hanno lasciati. Questo accade a Silvana, la protagonista, che dovrà affrontare una scoperta scomoda che si aggiunge alla morte del padre. L’amore vince però, rendendola, grazie a sua madre, una donna finalmente libera. Da leggere.

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