Oggi recensiamo “Il caso Fitzgerald” di John Grisham


Abbiamo letto questo romanzo di John Grisham più che altro perchè interessati all’argomento. Grisham infatti questa volta affronta un caso che si svolge nel mondo editoriale americano. La vicenda è imperniata sul furto di cinque manoscritti, molto preziosi proprio perchè originali dello scrittore Francis Scott Fitzgerlad, assicurati per ben venticinque milioni di dollari la cui sparizione dalla Firestone Library è stata commissionata da collezionisti ed estimatori di libri. Sospettato di esserne entrato in possesso è un libraio, lo scaltro e affascinante Bruce Cable, titolare di una bellissima libreria  in Florida divenuta punto di ritrovo di scrittori e lettori. La compagnia assicurativa, che rischia di perdere la considerevole cifra del premio se non recupererà i manoscritti, introduce nella vita di Bruce Cable una bella scrittrice, Mercer, in crisi perchè da anni non riesce più a produrre nulla, affinchè lei scopra dove lui abbia li nascosti e possa venire arrestato. Per questa missione Mercer riceve una discreta somma che le permette di risollevare le proprie finanze da tempo sott’acqua. Come di consueto non parliamo dell’epilogo ma del nostro parere sul libro. Il mondo che Grisham descrive è forse un po’ diverso dalla nostra realtà europea, poichè l’ambiente americano pare privilegiare l’interesse alla lettura e la salvaguardia degli scrittori. Vi sono tuttavia accennate le difficoltà che accomunano un po’ tutti gli scrittori del mondo (sopravvivenza, visibilità, concorrenza) e anche le loro fragilità caratteriali, pur se trapela che l’universo descritto da Grisham sia per loro più premiante che non quello di altri mercati, per esempio quello italiano. E’ un libro scritto in modo chiaro, che non ci ha tuttavia entusiasmati nè per l’intreccio della vicenda nè per lo stile narrativo.

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