Oggi recensiamo “Califia” raccolta di poesie di Stefano Bortolussi


Califia. Forse non molti sanno che l’antico nome della California, dato dagli Spagnoli quando vi approdarono, è proprio Califia. Ed è da questa terra che il poeta Stefano Bortolussi parte e alla quale s’ispira.
Il suo è un viaggio nel tempo e nella memoria, ma anche nell’immaginazione. Le ventisette poesie che si snodano in questa raccolta sono a loro volta suddivise in cinque parti, a ciascuna il poeta ha dato un titolo (in inglese) non attribuendone alcuno invece alla parte introduttiva. Addentrarsi in questi versi è un po’ esplorare secoli di storia californiana, forse a noi europei non tutta nota, ed è una ottima occasione per evocare territori che per noi sono lontani e maledettamente famosi pur essendo sconosciuti; ci pare di affrontare le highways o di attraversare il Canyon, di sentire il rumore del mare a Malibu o addirittura

Può essere che nel cielo azzurro pallido e privo di ostacoli ti si erga davanti, lontana nel grigio azzurrino, immotivata, la parete corrusca e ferita della Sierra, madre montagna violenta di ingiustizie attraversata ancora dall’eco delle bande di Apache, Yaqui e Comanche, dai tonfi sordi e ritmati egli scalpi sui fianchi dei cavalli, dove la frase sbagliata e speso quella giusta possono costar care a che nemmeno le dice – ma le pensa.
Si trovano anche citazioni di personaggi attuali, come David Crosby ” And I feel like I’ve been here before” che Stefano Bortolussi riporta per aprire il varco a nuovi versi.

Per non dimentare il “Coyote in sala, panico fra il pubblico. Sarebbe titolo preciso, ma ingannevole” ripreso più volte dal poeta con toni affascinati.

Parole ad hoc consiglia quindi i lettori di tuffarsi in Califia per sentirla più vicina.

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