Oggi intervistiamo Enrico Fattizzo, autore di un thriller davvero insolito e bello : “Viaggio nell’umano”


 

  •  Il romanzo è un viaggio, continuo, dal Sud al Nord, ma anche da dentro e fuori le anime dei cinque personaggi. Vuole spiegare ai lettori se è il viaggio che ha tracciato la trama o i personaggi in viaggio?

Credo che tutta la vita sia un viaggio. Credo che i pensieri che formuliamo e le azioni delle quali siamo protagonisti abbiano un inizio, seguano un percorso e culminino in qualcosa che può anche rappresentare un nuovo inizio di un altro percorso. Pertanto, pensieri ed azioni possono essere interpretati come dei viaggi che alimentano un “viaggio superiore”, onnicomprensivo, perpetuo. Molte persone praticano poco il “viaggio fisico” ma sono sempre in viaggio… 

  •  L’ambientazione principale si svolge a Lecce e si allunga nel magnifico Salento, è una terra che conosce bene e che l’ha aiutata nella narrazione oppure l’ha scelta perchè la sua fama glielo ha quasi imposto?

Sono di Casarano che si trova a 50 km a sud di Lecce, quindi parlo della mia terra che, nonostante le tante criticità, si presenta come un luogo di ispirazione, una culla di luce genuina e scintillante, uno scrigno di culture che si sono incrociate, sovrapposte, contaminate e abbracciate. Ed è una terra che, insinuata tra due mari meravigliosi, offre paesaggi variegati e profumi d’altri tempi.

  •  Chi è Luisa in effetti, la ragazza arrivata da Bologna e quindi forestiera, rispetto al gruppo? La definirebbe un ago della bilancia oppure l’apripista?

La definirei una figura simbolica che incarna l’idea di un viaggio controcorrente (dal Nord al Sud). Il suo ambientamento nel Salento evoca lo spirito di accoglienza tipico di questa gente e la magia dei luoghi che esprimono “calore”. E’ una persona dotata di una sensibilità particolare che la porta ad instaurare un rapporto intimo e viscerale con un canarino. E questa dote la proietta anche in una vicenda on the border. Tuttavia, l’immagine dell’ago della bilancia mi piace. In effetti nell’economia del gruppo il suo ruolo è centrale rappresentando, per certi versi, una sorta di anello di congiunzione tra i diversi protagonisti della storia.

  •  il suo romanzo è un giallo, mi lasci definirlo sui generis perchè l’evento delittuoso non si impone subito, ma si insinua nella trama. E’ una sua tecnica?

Questa domanda mi permette di spiegare genesi ed evoluzione del romanzo. In principio la mia intenzione era quella di scrivere un romanzo filosofico, quasi di nicchia. Poi però, in progresso di tempo, in virtù di una certa passione per le serie televisive come Miami Vice, Starsky&Hutch, Hunter, ma anche RIS Delitti Imperfetti, RIS Roma, Distretto di Polizia, ho cominciato a coltivare l’idea di svillupare la narrazione innestando sulla trama iniziale un thriller psicologico, mantenendo comunque un linguaggio un po’ più ricercato, e senza rinunciare ad un’atmosfera filosofica che permeasse la trama e i dialoghi. Tale compromesso potrebbe essere definito come una sorta di esperimento. Alcune case editrici si sono dimostrate scettiche circa questo tentativo di scrivere un thriller utilizzando un registro stilistico inusuale per il genere. Ma io ho voluto portare a termine l’esperimento…

  • Non possiamo svelare nulla ai lettori, ma mi lasci dire che, ancora una volta, l’intuizione è femminile. Trova che le donne quindi siano dotate di maggiori chances per arrivare a fondo di molti aspetti?

Assolutamente sì! Ho sempre pensato che le donne abbiano più armi a disposizione per fronteggiare i problemi: riescono ad essere più risolute, sono più orientate ad individuare percorsi di problem solving, sono dotate di una maggiore resistenza (fisica e psicologica) e sono capaci di affrontare diverse situazioni contemporaneamente. Ed è proprio per questo che non capisco perché molte donne preferiscano un ruolo “subordinato” rispetto all’uomo e non solo in un ambito professionale. In genere, l’evoluzione sociale e culturale hanno determinato questa situazione di “sottomissione” della donna rispetto all’uomo, ma non di rado molte donne hanno “accettato” o addirittura “scelto” questa condizione. Ed è un vero spreco…

  •    Parliamo dell’amicizia tra uomini? I suoi personaggi maschili sono diversi per cultura, esperienze e sensibilità, quale tra loro le è stato più difficile “far vivere”?

Sono tutti difficili da tratteggiare, ma in alcuni casi diventa assai facile. E proprio seguendo la linea di questo “ossimoro concettuale” diciamo che Cesare, per certi versi, è stato il più difficile da forgiare, ma alla fine è stato quello che è emerso in modo più naturale e fluido.

  • Per poter fornire al lettore anche aspetti tecnici sul presunto assassino come si è documentato?

Semplicemente leggendo alcune sezioni di saggi e manuali specifici. Inoltre, credo che un ausilio importante mi sia stato offerto dal cinema e dalla Tv (gialli, polizieschi, thriller, ecc.)

  •  Se potesse dare un messaggio ai lettori sull’amicizia che fa da collante in questa storia, quale sarebbe?

In un’aforisma di vent’anni fa, inserito in una raccolta di aforismi e pensieri dal titolo “Il suono delle schegge” pubblicata nel 2012, avevo definito l’amicizia in questo modo: “Alla base del sentimento dell’amicizia vi è sempre, più o meno adombrata, una qualche forma di utilità. La differenza sostanziale consiste nel fatto che alcune amicizie sono finalizzate al godimento di benefici materiali, altre al puro godimento della “ricchezza” incarnata dalla persona amica”. In “Viaggio nell’Umano” emerge come la vera amicizia non affondi le radici in un’assonanza di vedute, ma piuttosto in un’esigenza di arricchimento, un anelito di confronto, un desiderio di condivisione.

  •   Ci parli di Joy? E’ un elemento che ha voluto inserire per avvicinarsi al quotidiano oppure la sua esistenza è voluta per segnare, in modo indiretto, un inizio e una fine nella storia?

Joy rappresenta proprio un elemento utile ad interpretare in modo estensivo il concetto di amicizia in virtù della capacità di “sentire” di ognuno di noi. E vuole significare anche che cose apparentemente banali e di poco valore, spesso, possono celare una valenza insospettabile.

  •  Ama gli Eagles? Questa domanda parrà strana ai lettori, ma merita una risposta.

La musica (un certo tipo di musica) è per me uno degli elementi più importanti nella vita. La considero la forma d’arte più adatta ad elevare e ad ispirare. La musica di qualità trasporta in un’altra dimensione. Forse è la mia fonte di ispirazione più potente ed efficace. Mi succede spesso di scrivere dopo aver ascoltato un pezzo che mi procura delle emozioni. La musica mi rende più felice. In particolare amo da sempre gli Eagles. Da trent’anni sono buona parte della colonna sonora della mia vita. E’ difficile che possa trascorrere un giorno senza ascoltare la loro musica. Conosco tutte le loro canzoni fin nei dettagli: chi le ha scritte, chi le canta, chi suona i vari strumenti, ecc. Ho avuto la fortuna di vederli dal vivo nel 2014 a Lucca. Poi, dopo soli diciotto mesi, uno dei due storici leaders è venuto a mancare (infatti il romanzo si chiude con una mia poesia a lui dedicata)…

… e a noi che lo abbiamo letto e apprezzato, non resta che consigliarne la lettura.

 

 

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