“Loretta” quando la vita è magia –


“Guarda sembra che nevichi!” pensa Loretta mentre osserva volteggiare nell’aria i mille piumini che il grande pioppo rilascia con generosità davanti la casa dei nonni .
E il prato, proprio come d’inverno, poco alla volta si fa bianco, ma l’aspetto ora è polveroso e meno uniforme. I piumini volteggiano impalpabili, a velocità diverse, uno pare che danzi, l’altro che insegua il più pesante, ognuno diverso malgrado scendano dallo stesso albero imponente.
Questo, oggi, è il suo passatempo.
Loretta ha imparato a riconoscere tra le pieghe della vita quelle piccole emozioni che ti rendono grandi le giornate, non aspettandosi straordinari eventi, proprio perché la vita stessa è straordinaria se la sai ringraziare.
I suoi capelli non sono mai stati folti, nemmeno prima che quel mostro cattivo la facesse soffrire e apparire diversa, il suo aspetto è sempre più scarno e il suo minuto corpo ancora più debole per poter giocare con gli altri bambini.
Sua madre quel giorno non aveva potuto trattenere un urlo di rabbia:
“perché mai alla mia Loretta ? “gridava guardando in modo torvo quel povero medico allampanato che apriva le braccia al cielo in segno di rassegnazione.
Fu l’ultima volta che Loretta vide sua madre, ma sapeva che sarebbe tornata da lei, in tempo, proprio come quando fuori di scuola non si faceva mai attendere.
Il papà di Loretta invece non sarebbe mai più tornato a trovarla, ma da lassù in quel cielo che cambia ogni giorno, Loretta sapeva che la stava seguendo e che pregava per lei. Chissà quei piccoli piumini leggeri nell’aria non fossero proprio i tanti buoni pensieri che lui le mandava?
La nonna è molto anziana e sempre meno presente. Dimentica i nomi delle persone che conosce e che vivono da quarant’anni nello stesso piccolo paese sul lago, oppure scorda la sporta pesante della spesa dopo averla appoggiata in terra vicina ad un semaforo. Conserva tuttavia quel poco che rimane della propria lucidità per prendersi cura di Loretta, seguendo scrupolosamente la cadenza dei farmaci che quel medico allampanato le aveva elencato sul piccolo taccuino.
Il nonno passa le giornate intere camminando alla ricerca di un indizio, di un incontro, di un’idea che lo possano riportare a sua figlia, della quale lui solo comprende e difende la disperazione, mentre il mondo intero l’ha denigrata per il gesto inaspettato di abbandonare la propria bambina. Loretta ha solo sette anni ora e vive da sei settimane in quella piccola mansarda ripulita in fretta e furia, per poterla accogliere. Sbircia dalla piccola finestra le barche sul lago passare e ripassare come seguissero un percorso disegnato appena sotto il filo dell’acqua, a orari precisi e mantenendo le stesse distanze. Riesce persino a intravedere un angolo dell’imbarcadero ma non le persone che vi transitano; forse è meglio così perché almeno ogni giorno può immaginare che sua madre forse stia tornando da lei.
Loretta ama i colori e con essi è bravissima a creare disegni pieni di magia, non i soliti alberi e casette che quasi tutti i suoi coetanei abbozzano sui grandi fogli ruvidi. Loretta sa trasformare uno spazio bianco in un piccolo quadro animato.
Si era perfezionata in ospedale, in quel lungo periodo di lontananza dalla normalità della sua vita di bambina, inconsapevole di ciò che le stava accadendo. E mentre tutti le portavano passatempi adatti alla sua età, Loretta preferiva pastelli con i quali dare forma alle sue paure per trasformarle in figure gioiose.
Così i mostri diventavano sorridenti e buffi uomini, le case circondate di giardini pieni di folletti buoni e i cieli radiosi in assenza di nuvole. Loretta esprimeva così la sua voglia di vivere.
Poi, quel giorno in ospedale, in cui sentì sua madre alzare il tono della voce in maniera disperata, seguito da un pianto lacerante, Loretta, pur non scandendone le parole, capì che la causa di tanto dolore fosse lei. Vedeva la sagoma della madre dietro la porta a vetri dello studio di quel medico allampanato prima inalberarsi e poi accasciarsi vinta.
Poi la sua mamma uscì, le diede un bacio, in fretta, con gli occhi pieni di lacrime. Loretta, che era come sempre intenta a disegnare, si ritrovò sul foglio una grossa nuvola nera che stonava tra quelle immagini festose ed un pastello scuro tra le mani che non usava mai.
Ma la grande forza dei bambini è saper credere nelle favole che hanno sempre un lieto fine.
Così Loretta cammina con la fantasia e costruisce la propria storia, fatta di tanti piccoli particolari quotidiani.
E anche lì, in quel piccolo paese, pur uscendo raramente di casa, le basta guardare dalla finestra della sua stanza il mondo e sentire che lei ne è parte vitale e che non può abbandonarlo proprio adesso che quei piumini volteggiano per portarle incoraggianti novità.
Loretta ha origliato alla porta della cucina pochi giorni fa quando quel medico è venuto a parlare con sua nonna e a rifornirla di nuove medicine per lei. Ha colto la rassegnazione nelle sue parole e l’ansia in quelle di sua nonna, eppure non si è abbattuta perché un bambino può immaginare ogni cosa ma non la fine della propria vita.
E questa mattina, come sempre, scendendo dal letto troppo alto per lei, ha aperto gli occhi sorridendo, piena di gratitudine e di grande serenità.
“Guarda sembra che nevichi!” pensa Loretta mentre osserva volteggiare nell’aria i mille piumini che il grande pioppo rilascia con generosità davanti la casa dei nonni.
Poi la voce del nonno arriva impetuosa dalla cucina giù da basso e la chiama:
“Loretta, Loretta vieni tesoro, vieni presto”.
E senza darle il tempo di chiedere cosa stia accadendo il nonno è già sopra e la solleva, per portarla giù dalle scale con l’agilità di un giovane uomo.
Stringe tra le mani una lettera, scritta a grandi caratteri di cui Loretta riconosce subito l’appartenenza e gliela legge concitato, con il viso che sembra gli stia per esplodere, come un palloncino in un giorno di festa:
“caro papà, prepara tutto il necessario perché lunedì avrò poche ore per raggiungere l’aeroporto dopo che sarò venuta a prendere Loretta. La porterò in quel famoso centro al di là dell’oceano dove hanno scoperto come guarirla. E sarà una bambina sana, per sempre. Scusami anche con la mamma se non vi ho fatto avere mie notizie, ma quel poco tempo che avevo dovevo dedicarlo alla ricerca della salvezza di Loretta. A lunedì!”
“l’ho sempre saputo!” esclama il nonno con una punta di orgoglio e strizzandole la guancia pallida.
Anche Loretta non ha mai dubitato che sua madre sarebbe tornata a prenderla, per tempo, proprio come quando fuori di scuola non si faceva mai attendere.
I piumini cadendo dal grande pioppo pare che danzino con maggior vigore mentre dal lago si è alzato un leggero vento, quello della magia della vita.

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