Leggete questa storia vera e capirete cosa può combinare “La diffidenza verso lo straniero…”


La gallina sulla via (di Maria Vezzoli, autrice di racconti tratti da storie reali, persona sensibile e impegnata socialmente,una donna moderna)

Non è Recanati, ma un paese delle Prealpi lombarde ed i nomi dei personaggi sono di fantasia. La storia comincia un martedì…uova

Il signor Franceschini
Il signor Franceschini è vicino ai 90, ha un passato laborioso di emigrazione in Nord America. Di ritorno in bergamasca, ha aperto una piccola officina meccanica. Oggi abita nella sua casa di sempre, sopra quella che era l’officina. Sta da solo, la moglie è morta, i figli adulti fuori casa. Le figlie, sposate, lo accudiscono, ma lui non ha bisogno di niente. Vicino all’officina, nascosto da una siepe, ha il pollaio, e le sue galline razzolano nei praticelli circostanti, che separano la casa dalla Chiesa del paese. Un’officina meccanica, si sa, di solito apre su una strada un po’ trafficata, e così è anche per quella del signor Franceschini e perciò le galline ogni tanto se ne vanno a spasso proprio quella strada, una provinciale di una certa importanza. Nessun problema: hanno imparato bene, il rumore di un’auto lo sentono da lontano, e scappano via per tempo salvandosi le piume.

La gallina sulla via
Periodo tranquillo, il traffico è relativamente modesto. C’è il sole e l’asfalto è caldo. Piccoli insetti e lucertoline ne approfittano subito, e la gallina lo sa bene, passeggia beata sulla strada becchettando qua e là.

Hassan
Hassan viene dal Pakistan. Famiglia contadina, relativamente benestante. Musulmano sciita, ha subito persecuzioni dai sunniti. Dopo l’assassinio di due fratelli e l’incendio della casa, ha lasciato la giovane moglie e una bambina piccola con i suoi genitori e è partito, insieme con altri due fratelli, sperando un lavoro, un po’ di sicurezza: Iran e Turchia con un pulmino- taxi scassato e pagato a caro prezzo, barcone, Grecia, Macedonia, Serbia, Ungheria, Slovenia, Austria, Germania. Lì, al confine, visto che, come i fratelli, è solo un contadino analfabeta e parla solo urdu, lo spediscono subito in Italia. Qui è in una struttura di accoglienza che ospita una cinquantina di richiedenti asilo, per lo più africani. Si è adattato bene, ha vangato, zappato un bell’orto nel giardino dell’ex colonia estiva che lo ospita, ha imparato a scrivere e riesce a spiegarsi un poco in italiano.

Hassan e la gallina sulla via
Hassan ha fatto un giro a piedi, in paese. Passa sotto la chiesa, attraversa la provinciale. Ma che ci fa una gallina in mezzo alla strada? Hassan si preoccupa, potrebbe essere investita. Hassan ama gli animali, faceva il contadino, sa come si trattano. Si avvicina piano piano e lei non ha paura, gli animali sentono quando chi si avvicina è un amico, lei si acquatta e si lascia prendere. Hassan la prende in braccio. Una bella sensazione, come essere a casa, con gli animali della sua casa pakistana. Hassan è pieno di nostalgia, accarezza la gallina e pensa di portarla in salvo, in un posto dove le galline stanno sicure. C’è giusto un pollaio, a due o trecento metri di distanza, proprio accanto all’edificio che accoglie i profughi.

Sara
Sara fa la fisioterapista, ha due figli grandi e un bravo marito. Si dà da fare e aiuta i profughi collaborando alle lezioni di italiano e di matematica. Conosce benino l’inglese, e questo l’aiuta non poco a comunicare con gli anglofoni. Vede Hassan per strada, con la gallina in braccio. Vorrebbe chiedergli qualcosa, ma è già lontano.

Il signor Franceschini
Conta le sue galline, alla sera: ne manca una! Non può essere la volpe o la faina, la gallina è sparita di giorno, loro se ne vanno a caccia di notte, magari al crepuscolo, ma non in pieno giorno. Breve indagine: qualcuno dei vicini ha visto il pakistano con in braccio la gallina. Altro che volpi e faine, eccoli, i colpevoli.

La figlia del signor Franceschini
La figlia del signor Franceschini è subito informata, e ne parla con l’amica Sara: “guarda cosa fanno i vostri pupilli!”

Sara
Sara sa che Hassan è un brav’uomo. Impensabile che rubi galline. E poi uno che ruba una gallina se ne va in giro in pieno giorno in mezzo al paese, con la gallina in braccio? E poi come fare a cucinarla, la cucina della struttura di accoglienza è gestita con turni, supervisione e quant’altro. Sara avvisa Gianna & Lucia, perché si documentino. Sa bene che bisogna evitare che la notizia venga travisata, ingigantita, e scateni atteggiamenti pericolosi nei confronti dei profughi.

Gianna & Lucia
Sono due signore non più giovanissime che si fanno carico di questi ragazzi richiedenti asilo per quanto concerne alcune attività di supporto alla cooperativa che gestisce l’accoglienza. Organizzano raccolta e distribuzione di vestiario, un doposcuola vivace con merenda inclusa, tombola a premi, passeggiate per conoscere il territorio. Gianna, che lavorava in ospedale, si occupa per di più di prenotazioni, visite, analisi, assistenza medica, iniezioni quando necessarie. Lucia è un’insegnante in pensione, la scuola è la sua passione di sempre. Hassan è uno dei loro beniamini: vivace e laborioso, pieno di voglia di imparare.

Hassan
Hassan arriva a “casa” con in braccio la sua gallina salvata dalle auto. L’ha accarezzata piano piano per tutto il tragitto, per tenerla calma e evitare che starnazzi e scappi di nuovo in strada. La fa passare sopra la recinzione e la siepe che dividono il giardino della struttura dal pollaio dei vicini e, oplà, la gallina è al sicuro con le sue simili.

Gianna & Lucia e Hassan
Con cautela e amicizia, sorridendo e dando per scontato che c’è una spiegazione ben lontana dal furto, Gianna & Lucia interpellano Hassan. “ Non gallina fare male morire, portata pollaio. Adesso vado pollaio prende gallina…” e fa segno che è pronto a scavalcare recinzione e siepe e saltar dentro. “Noooo, per carità, non toccare più galline, e meno che mai saltare nei pollai, ti sparano una fucilata”

Alberto
Alberto è un educatore che lavora con i richiedenti asilo. Prima ha fatto di tutto, il contadino, il rifugista. Intanto si è laureato, parla bene inglese, e ha trovato lavoro alla cooperativa. “Mi piace un casino, questo lavoro” dice lui. Genuino, un po’ sboccato, ma generoso e accogliente, sempre disponibile, ha una buona relazione con tutti i profughi.

Gianna & Lucia e Alberto & Hassan
Gianna & Lucia decidono di parlarne con riservatezza solo con Alberto: sono sicure che aiuterà Hassan e non ne verrà fuori un pieno. Alberto capisce la cosa, parla con Hassan e programmano così: prima andranno dai proprietari del pollaio per chiedere se per caso c’è una gallina in più. Se non c’è, cosa possibile perché potrebbe anche essere scappata- le galline, soprattutto quelle indipendenti e vagabonde come quelle del signor Franceschini, cercano spesso di tornare al loro pollaio abituale – compreranno una gallina al signor Franceschini. Con tante scuse.

Alberto
Alberto non riesce a portare a termine la missione: arrivano nuovi richiedenti asilo, stremati dai tragici viaggi e dai maltrattamenti. Ci sono mille incombenze a cui far fronte, la questione gallina resta in sospeso. Passano alcuni giorni senza che venga risolta.

Emilio
Emilio, poco più che cinquantenne, lavora come factotum in un grande albergo. È un uomo forte, aperto, esuberante. Un po’ chiacchierone ma profondamente generoso e disponibile, è uno di quelli su cui si può contare. Per di più è fratello di Gianna.

Gianna e Emilio
È venerdì sera, Emilio è da Gianna a metterle a posto piccoli guai domestici, come fa spesso con competenza e passione. Intanto, così, tra fratelli, la conversazione fluisce in piacevole serenità. Gianna racconta la storia della gallina. Emilio non ha esitazioni, se ne occuperà lui, presto, domattina. Tra l’altro pensa di aver individuato il proprietario del nuovo pollaio, tal Tortorino, che lui conosce bene.

Emilio e Tortorino
Sabato di prima mattina Emilio marcia su Tortorino: ahimè, lui non ha nuove galline, e per di più il pollaio non è il suo, probabilmente è quello di un vicino albergo.

Rodolfo
Rodolfo è proprietario dell’ albergo vicino alla colonia cha accoglie gli immigrati. Lui non è molto contento di questa contiguità, teme che i clienti non siano tranquilli, vede qua e là un certo disordine. Non ci può far nulla, brontola, tiene l’occhio vigile. Lui sì che ha il pollaio, con belle gallinotte ovaiole di piuma rossa, per poter proporre uova fresche di giornata ai clienti, ma non se ne occupa. Del pollaio si occupa un inserviente di origine africana, Alì.

Emilio, Rodolfo e Alìragazzo

Emilio va da Rodolfo, racconta la storia e chiede se nel pollaio ci sia una gallina in più. Rodolfo chiama Alì. Ma certo, dice Alì, c’è una gallinetta bianca che chissà da dove arriva, e le altre continuano a beccarla, poveretta… Si sa, le galline sono proprio galline, e un’estranea nel pollaio… non sia mai detto!

Alle 9 di mattina…
Alle nove del mattino
la questione è già risolta:
dalle braccia dell’Emilio
la gallina viene accolta.
Lui con piglio ben deciso
La riporta al Franceschini
che col suo furbo sorriso
la rimette nel pollaio
da cui improvvida era uscita
e già data per rapita.
Tutti quanti son contenti:
niente furti e rapimenti,
solo un bravo pakistano
che rispetta un animale
e non vuol che sotto un’ auto
possa farsi troppo male.

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