L’editore deve avere i capelli grigi? Intervistiamo Francesco Giubilei, giovane e appassionato editore


  •  Partiremo subito con una curiosità: perchè ha scelto proprio di avviare la carriera professionale aprendo una casa editrice a differenza di tanti giovani che scelgono un percorso “tradizionale” cercando impieghi più sicuri?

Non si sceglie di fare gli editori se non si è animati da una forte passione per la lettura e i libri perché non è un mestiere con cui ci si arricchisce né tanto meno in grado di dare facili soddisfazioni se non a fronte di sacrifici. Per indole sono contrario a chi si lamenta a priori senza produrre nulla di concreto né avere il coraggio di mettersi in gioco. Nella vita si può anche fallire, non deve essere un’umiliazione ma uno stimolo a rimettersi in gioco. Qualche anno fa, all’età di sedici anni, ho scommesso sull’editoria e ad oggi sono soddisfatto dei piccoli risultati ottenuti ma consapevole che la strada è ancora lunga e che l’unico modo per raggiungere i propri obiettivi è lavorare il più possibile anche a costo di sacrifici.

  • Da dove le è venuto il nome Historica?

Fin da bambino sono stato un grande amante della storia e delle tradizioni classiche, Historica unisce queste due passioni, inoltre historia in latino vuol dire narrazione, racconto.

  • Ha trovato ostacoli iniziali, nel reperire collaboratori ma anche solidarietà e appoggi in famiglia?

Fin dai primi anni siamo stati un ristretto numero di collaboratori, Daniele Dell’Orco – attuale direttore di Cultora, il nostro quotidiano online, e responsabile del marchio Idrovolante -, il mio socio Giorgio Regnani, imprenditore nel settore alimentare, e l’aiuto dei miei genitori da un punto di vista di sostegno morale e aiuto nella partecipazione di eventi e presentazioni, è stato importante.

  • Crede che il panorama editoriale stia uscendo dalla crisi che ha subito negli ultimi anni?

Purtroppo ancora no, anche se ci sono tiepidi segnali di ripresa. La crisi del mercato editoriale riflette una crisi ancor più radicata nel nostro paese: quella culturale. Finché non riusciremo a superarla sarà difficile uscire dalla crisi che vive l’Italia e l’Europa, per farlo è necessaria però una programmazione a lungo termine che parta dalle istituzioni e che, al momento, sembra mancare.

  • Cosa è davvero per lei l’editoria indipendente? 

Una missione. Il bravo editore indipendente è colui che riesce a unire gli aspetti imprenditoriali (perché l’editore è in primis un imprenditore) a quelli culturali. L’editoria indipendente è imprescindibile per favorire il pluralismo e la tutela della bibliodiversità è una priorità per la cultura italiana perché permette di dare spazio e voce ad autori e tematiche che nei principali canali non avrebbero spazio.

  • Perché l’idea di abbinare anche una libreria (Cultora) alla casa editrice?

A fine 2015 abbiamo aperto a Roma la nostra prima libreria, mentre a giugno 2017 abbiamo inaugurato il secondo punto vendita a Milano insieme alla scrittrice Laura Busnelli. L’idea delle librerie Cultora è la stessa che anima la nostra casa editrice: uno spazio in cui promuovere autori e libri di autori ed editori coraggiosi e indipendenti.

  • Se avesse la bacchetta magica per rimettere a posto il mondo editoriale, quale sarebbe il primo desiderio che vorrebbe poter esaudire?

Il principale problema dell’editoria è la distribuzione, chi riuscirà a trovare un modello di distribuzione alternativo riuscendo a massimizzare i guadagni e la presenza dei libri nelle librerie e a diminuire i costi, avrà risolto un tassello importante.

  • Cosa ne pensa dei tanti esordienti disorientati da false opportunità di vedere pubblicata il proprio lavoro?

Il mercato editoriale italiano è complicato, una battuta che si fa tra editori è che in Italia tutti scrivono e nessuno legge. Il consiglio che potrei dare agli autori esordienti è di conoscere la casa editrice a cui si vuole inviare il manoscritto e di partecipare alle fiere del libro. Sono un momento importante per avvicinarsi agli editori, conoscerne il catalogo, entrare in contatto con il mondo editoriale.

  • Qual è il genere di narrativa che non ama?

Per rispondere occorre fare una distinzione tra l’editore e il lettore. Come lettore non leggo tanta letteratura di genere, sono un buon lettore dei classici e di saggistica, un’attenta selezione di narratori contemporanei. In generale evito fantasy, horror e letteratura rosa.

  • Dove vuole arrivare Francesco Giubilei con i concorsi letterari?

Per ora siamo riusciti a coprire quasi tutte le regioni italiane con una ventina di concorsi letterari (più altri 4-5 nazionali) pubblicando più di 1500 autori in tutta Italia. Il nostro obiettivo è dar voce a tutti gli autori, esordienti e non, che abbiano qualcosa da dire e che hanno difficoltà ad emergere nel mercato editoriale contemporaneo.

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