Intervistiamo Rita Angelelli, donna poliedrica e direttore editoriale di Le Mezzelane 2


  • Chi è o chi è stata Rita Angelelli prima di essere Direttore editoriale de Le Mezzelane?

Sono nessuno in mezzo a tanti nessuno. Così c’è scritto nel mio profilo Facebook. Penso, però, di distinguermi per originalità e per questo emergere tra i tanti nessuno. Prima delle Mezzelane ero io, donna dai vari mestieri tutti creativi: ricamatrice (insegno anche ricamo, uno dei miei corsi partirà ad ottobre) di professione, creatrice di gioielli e di bigiotteria di alta moda, scrittrice e poetessa. Per quanto riguarda la scrittura, avevo un’idea in testa. Ma più che un’idea era un sogno tanto simile a una sfida. È così che è nata la casa editrice, da una specie di scommessa con me stessa e contro chi non aveva creduto in me. Avevo già lavorato per un periodo molto breve per un’altra casa editrice, scouting autori lo chiamavano, dove il mio compito era quello di leggere autori emergenti che trovavo in giro per il web e a quelli meritevoli avrei dovuto sottoporre un contratto. Il passo è stato veramente breve, e mi ci sento dentro come in un vestito fatto su misura (tanto per non smentirmi).

  • Perché hai voluto dare questo nome alla casa editrice e cosa ti ha fatto scattare l’iniziativa di avviarla?

Il nome ricorda un prodotto tessile che nella nostra zona ebbe un successo clamoroso fin dall’800, riconosciuto prodotto di qualità anche dallo stato Pontificio. Le mezzelane, appunto, metà lana e metà cotone, o canapa, o un filato molto meno costoso della lana e del cotone stesso; era un prodotto che anche il più povero poteva permettersi, soprattutto durante il secondo dopoguerra, quando il Paese era infognato in una delle crisi più brutte della storia d’Italia. L’industria tessile qui ha vissuto non poco successo in quel periodo, perché oltre ai tessitori c’erano anche tanti tintori e manifatture tessili che tenevano occupati operai del luogo e non. Adesso l’industria, e anche l’artigianato, tessile è ben poca cosa. Io ho voluto ricordare un territorio, un’epoca di successo. Magari è di buon auspicio.

  • Hai avuto difficoltà nel reperire i collaboratori sui quali contare?

Quando ci si trova di fronte a una sfida di solito c’è anche un fondo di incoscienza. Abbiamo aperto a giugno 2016 in quattro: il presidente Camilla Capomasi (che poi è mia figlia), io, un Editor, Maria Grazia Beltrami, e un grafico, Gaia Cicaloni, accalappiata all’ultimo minuto perché chi doveva svolgere quel ruolo e lavorare al materiale pubblicitario e alle copertine, un mese prima di iniziare mi ha mollata per una questione personale. Poi abbiamo preso il via e pian piano si sono aggiunte persone, editor nello specifico, e ora siamo in 14.

  • Cosa ti fa arrabbiare di più?

L’arroganza. La pretesa di alcuni di voler decidere al posto della casa editrice formati, linea editoriale, immagini, ecc.

  • C’è qualcosa nel tuo lavoro che fai con più fatica?

Pur essendo ragioniera, la parte amministrativa mi pesa un po’. I rapporti con il commercialista sono sempre belli tesi, quasi una guerra aperta con battaglie giornaliere nonostante sia un amico d’infanzia.

  • Se hai dato vita a una casa editrice significa che ci credi, ma hai qualche paura per il futuro del panorama editoriale?

È sempre l’incoscienza a pervadermi! Non ho paura di niente e di nessuno e sarà quello che sarà: se son rose fioriranno. Le spine le spunto prima di inciamparci.

  • Sappiamo che a giorni sarai invitata a una iniziativa (Fuori dal coro) dove hai aderito come casa editrice, assieme ad altre, per promuovere gli autori più meritevoli, offrendo la pubblicazione. Pensi quindi che l’unione faccia davvero la forza?

Penso che iniziative come quella di “Fuori dal coro” ce ne siano troppo poche. Abbiamo bisogno, tutti, di gente preparata come Lorena Marcelli. Preparata, con idee sempre nuove, desiderosa di promuovere la cultura. L’unione fa la forza? Sì, sempre che le grandi restino fuori, perché fanno solo i propri interessi.

  • Dai commenti che fai qualche volta vediamo che sei inflessibile e molto “demanding”, questo ti ripaga sempre o ti ha procurato anche momenti di scontro, soprattutto con gli autori?

Non sono inflessibile. Credo in quello che faccio, nelle mie idee, e le porto avanti quasi con il paraocchi; posso dire però che quello che faccio lo faccio per il bene degli autori ai quali tengo moltissimo, anche se qualche volta sembro scorbutica, o indisponente. D’altronde sono io al timone della nave e quindi o si sale a bordo, seguendo la linea editoriale che ho scelto e tutto quello che ne consegue, o si resta fuori. Scontri con gli autori ne ho avuti, in tutte le buone famiglie ce ne sono, tutti i giorni, quindi: siamo una grande famiglia allargata con tutti gli annessi e connessi.

  • Dove trovi il tempo di fare tutto? (leggere, valutare, dirigere, prendere contatto con librerie etc? Hai un modo per organizzarti oppure vai per priorità?

Dormo pochissimo. Di notte leggo e valuto e quando ho l’ispirazione scrivo, la mattina di solito leggo la rassegna stampa, poi leggo le mail e rispondo ove necessario, scrivo post sui social, propongo idee alle mie collaboratrici, creo vere e proprie campagne promozionali per i libri, scrivo articoli per il blog della casa editrice e per il mio blog personale. Le librerie mi fanno impazzire, ma dal mese di agosto ho già demandato al nostro distributore il compito di tutta la distribuzione/pagamenti/resi. Non è facile far andare avanti tutto quanto, ma le cose facili non mi sono mai piaciute.

  • Dove vorresti arrivare con Le Mezzelane?

Ho in mente un sacco di traguardi e tanti bei sogni. Uno su tutti vince: vorrei che almeno uno dei miei autori vincesse un premio letterario importante e fosse sulla bocca di tutti perché ha scritto il nuovo best seller dell’anno. I traguardi li vedrete man mano che andremo avanti a pubblicare.

 


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2 commenti su “Intervistiamo Rita Angelelli, donna poliedrica e direttore editoriale di Le Mezzelane

  • Franco

    Bella forza, darà frutti perchè le idee chiare in genere si fanno valere. bellissima l’idea di associare ad una realtà emergente, il nome e la storia di un prodotto alla portata di tutti. Da l’idea che sia una bella casa on le porte aperte. Buon lavoro a Rita e tutto lo staff

  • Vanessa

    Il fatto che ci siano persone come Rita Angelelli dà speranza ai pigri, ai pessimisti, ai giovani. L’esempio di qualcuno che in questi tempi di plastica abbia voglia di puntare sulla cultura è una scommessa contro l’appiattimento intellettuale.