Intervista a Irene Milani, autrice di una trilogia romantica


Il Ritratto – Irene Milani – Edizioni Lettere Animate

Oggi abbiamo nel nostro salottino virtuale Irene Milani, autrice di romanzi che ci hanno davvero incuriosito.

Benvenuta Irene,
Puoi raccontare ai nostri lettori cosa ti ha spinto a scrivere di giovani o giovanissimi? (FORSE TU SEI MOLTO GIOVANE?)

Premetto che io non sono molto giovane, sto per compiere quarant’anni. Questo libro nasce da un’idea che ho avuto un giorno di ormai sette anni fa: ero uscita a camminare con le cuffie nelle orecchie e ho immaginato una delle prime scene del libro, quando la protagonista, dopo la scuola si rilassa passeggiando per i boschi del Trentino con macchina fotografica e album da disegno. Il fatto che i protagonisti del libro siano giovani è una conseguenza dell’intreccio che poi ho creato partendo da questa prima scena: se fossero stati adulti probabilmente non avrebbero dovuto rendere conto delle loro scelte alle famiglie che, durante la lettura del romanzo, Isolde scopre essere legate da un odio risalente alla seconda guerra mondiale. In questo caso l’età dei protagonisti, che frequentano l’ultimo anno di liceo nel primo romanzo e poi l’Università, ritengo sia il periodo della vita in cui si è abbastanza grandi per voler compiere delle scelte autonome ma non completamente indipendenti dalla famiglia.

Ritieni che i giovani di oggi abbiano lo stesso approccio all’amore di quelli di un tempo, considerati più romantici?

Di professione faccio l’insegnante, quindi sono tutto il giorno a contatto con ragazzi dagli undici ai tredici anni; quello che noto non è un maggiore o minore romanticismo ma forse solo un approccio più precoce all’amore e alle relazioni tra maschi e femmine.

Pensi che sia più difficile per un giovane oggi esprimere i propri sentimenti o vivere una storia d’amore contrastata?

Credo che oggi i social network giochino un ruolo importante nel come i ragazzi interagiscono tra loro: messaggi e chat permettono una maggior confidenza ripetto al tempo in cui ero ragazzina io quando, per chiamare un amico o un’amica, si doveva chiamare il telefono fisso di casa. C’è sicuramente quindi una maggior facilità nell’esprimere i sentimenti, magari anche solo attraverso faccine o like su facebook. Quanto questi sentimenti siano veri e profondi e non solo condizionati dal contesto non saprei dirlo.

I tuoi personaggi sono italiani, hai mai pensato di scrivere un romanzo dove uno dei protagonisti sia straniero, quindi con culture e tradizioni diverse?

Tristan è di origini italiane ma ha vissuto sempre in Germania, la cultura di Isolde che è nata e cresciuta a Bolzano credo sia molto affine, quindi in questo caso non c’è una problematica da questo punto di vista. Al momento sto scrivendo un romanzo in cui uno dei personaggi è norvegese ma è accomunato alla protagonista dal comune interesse per la scienza e per la tutela dell’ambiente. Negli altri libri tutti i protagonisti sono italiani ma sarebbe una bella sfida approfondire culture diverse dalla nostra inserendola in un romanzo.

Hai iniziato con “Il ritratto” la storia di Isolde, alle prese con il primo amore, ma non ti sei fermata lì. Sentivi che era in qualche modo incompleto l’epilogo, che non ti soddisfacesse insomma?

Quando racconto questa cosa mi sembra sempre di esagerare ma è la verità: la storia tra Isolde e Tristan l’ho scritta quasi sotto dettatura, erano gli stessi personaggi che mi raccontavano le loro vicende. I quattro diversi libri in cui è divisa la storia deriva proprio da questo: ne scrivevo uno e pensavo di aver finito, poi mi venivano altre idee e così aggiungevo una nuova parte. Non è stato “premeditato”.

L’attesa – Irene Milani – Edizioni Lettere Animate

Hai così dato vita al secondo romanzo “Attesa”, che riprende quindi il primo con la storia contrastata di Tristan e Isolde, alle prese con contrasti familiari e sociali.

Il tema fondamentale della storia, in tutti e quattro i libri, è quello del peso del passato, della difficoltà di andare oltre e di perdonare. Tristan, come alcuni giovani tedeschi che avevo conosciuto in Germania anni fa, sentivano sulle proprie spalle la responsabilità di quanto avvenuto durante il nazismo, nonostante fossero nati anni dopo la fine della guerra. Dall’altra parte spesso ho sentito il pregiudizio verso i tedeschi in generale da parte di italiani che hanno vissuto quel periodo. Il libro, in modo molto leggero e attraverso una storia d’amore, indaga proprio questo aspetto.

Li hai definiti due moderni Romeo e Giuletta, cosa li accomuna ai due personaggi tanto famosi? Tristan e Isolde sono accomunati ai due famosi personaggi shakespeariani dall’appartenere a due famiglie il cui odio reciproco rischia di generare più odio di quella che ha causato la originaria inimicizia.

Credi quindi che le famiglie oggi possano ancora influenzare la libertà di due ragazzi, anche se già maggiorenni?

Sicuramente, come ho già detto a volte non basta essere maggiorenni per essere indipendenti ed autonomi dalla famiglia: purtroppo pregiudizi razziali, religiosi, politici e sociali possono impedire a due giovani di amarsi, come anche fatti di cronaca che coinvolgono giovani ragazze musulmane innamorate di coetanei di cultura differente.

Metamorfosi – Irene Milani – Edizioni Lettere Animate

Nel terzo romanzo “Metamorfosi” hai fatto credere di dare inizialmente un lieto fine, ma poi hai frapposto un nuovo ostacolo, questa volta non esterno, bensì interiore e personale; così facendo hai voluto dare un messaggio meno banale oppure stai portando i tuoi lettori ad accettare gli imprevisti della vita anche nei romanzi? Ci racconti cosa davvero ti ha spinto a ciò?

Premetto che non voglio insegnare niente a nessuno e che i miei romanzi vogliono essere innanzitutto una piacevole lettura adatta al pubblico più ampio possibile. Nel terzo libro l’idea di fondo è che, come accade nella vita, quando il lieto fine sembra arrivato a volte siamo noi stessi a crearci problemi da soli, complicando le situazioni per gelosia, orgoglio o altri motivi banali.

Tra pochissimi giorni uscirà il quarto, puoi anticipare ai lettori il titolo e dire loro qualcosa? Cosa succederà ai due protagonisti? ci sarà spazio per un altro sequel?

Il titolo è piuttosto complicato ma mi piaceva molto: eudaimonia, che in greco rappresenta “il demone della felicità” quindi una ricerca dell’equilibrio e della serenità in modo positivo. Mi sembrava che rendesse bene il percorso compiuto dalla protagonista, dopo gli eccessi e le sofferenze del terzo capitolo, per ritornare ad essere quella di sempre, rimediando ai torti commessi. I due protagonisti, come si intuisce al termine del terzo romanzo, vivranno un periodo di separazione che contribuirà a rendere il loro legame più forte e maturo.
Come già accennato in un’altra risposta escluderei un ulteriore sequel: ho infatti pubblicato altri romanzi e sto proseguendo l’attività di scrittura cercando di ampliare e diversificare la mia produzione: terrei molto a trovare un editore per un romanzo storico, scritto già alcuni anni fa, di cui sto curando l’editing in questo periodo.

Grazie, saremo lieti di ospitare la tua uscita tra pochi giorni sulla nostra pagina.

Grazie a voi per l’attenzione.

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