Giornata dell’intervista agli Autori


Oggi ci occupiamo del romanzo di Domenico Mucedola “Chiaroscuri di Sandra Williams”e pubblichiamo l’intervista che ha rilasciato a Mario A. Innacconne

FRA KUNDERA E LA BRIANZA: INTERVISTA ALL’AUTORE

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1) Perché la protagonista è Sandra Williams? Una donna immigrata che domina la storia italiana. Le sembra una scelta realistica? È dettata dall’attualità?
Le rispondo. Circa una decina d’anni fa passavo di sera sulla circonvallazione e trovai seduta per terra una ragazza nera in minigonna, che piangeva. Era Sandra Williams, una persona reale che aiutai ad affrancarsi dalla schiavitù con cinquecentomila lire che le permisero di procurarsi, di nascosto dai suoi capi, un nuovo passaporto e un lavoro diverso. Da lì mi nacque l’idea di una storia che passando attraverso la voce di Sandra guardasse dentro le nostre miserie e le nostre speranze. Iniziò lentamente a prendere forma un romanzo di meschinità, volontà e abnegazione che coinvolgendo la buona imprenditoria e un famoso chirurgo brianzolo gettasse una luce vera su ciò che l’uomo è e che, in ultima analisi, può fare.
2) Lo colloca all’interno di un genere?
Direi che è nel grande solco del realismo, ma le ampie parti che sfociano nella fantapolitica rendono difficile associare Chiaroscuri di Sandra Williams a una corrente o un genere particolari.
3) Questa non è la sua prima opera. Come la giudica rispetto alle altre?
È sicuramente più matura, lo sguardo sul mondo e più ampio. Il lirismo delle prime due si stempera ora nella crudezza di una guerra, dei suoi effetti e della lotta eroica di chi vuole opporvisi.
4) C’è un autore al quale si sente in debito per la forma o per la narrazione?
Non ho risposte pronte… sono parecchi quasi tutti stranieri, da Philip Roth a García Marquez al Jeorge Amado della denuncia a tinte forti. E perché, no? La Allende (esclusi gli ultimi) o gli amori polifonici di Kundera o il monumentale Rushdie de I figli della mezzanotte. Ma penso anche ad Alessandro Piperno per rimanere in Italia. In effetti, io penso che nello scrittore che non è un letterato professionista ci sia spesso uno stratificarsi di letture mescolate all’esperienza del quotidiano.
5) Leggendo Chiaroscuri… si ha l’impressione che ci sia anche un’intenzione di denuncia. Ritiene il suo romanzo, come si dice, “terzomondista”? Ovvero attribuisce tutte le colpe agli europei per i mali dell’Africa?
La mia posizione, se si riferisce alle questioni scottanti di cui si occupa negli ultimi tempi la stampa, non è terzomondista in senso stretto. Nella vicenda di una ragazza tratta schiava sulle nostre strade non si può comunque non vedere una denuncia contro questo paese che, con uno sguardo leggero e rassegnato, accetta lo scempio di questo commercio senza fare nulla. Non è una denuncia moralistica contro la prostituzione ma contro la complicità nel commercio di schiavi di cui siamo correi come paese. In questo senso Chiaroscuri è, sì, un romanzo terzomondista. Se altri paesi europei hanno responsabilità con contenuti e “dignità”, mi sia concesso il termine, da paesi coloniali, l’Italia vola basso anche in questo caso e chiude gli occhi in un atteggiamento a suo modo “coloniale”. E l’Italia che alla fine annega nella sua stessa cialtroneria e precipita nel buio di una guerra civile. Ce lo racconta Sandra…
6) Può chiarire in che senso siamo correi? La gran parte degli italiani non ha contatti con il mondo della prostituzione e della schiavitù sessuale. Perché dovrebbero sentirsi “correi”?
Non basta dire io non c’entro nulla, mica sono un puttaniere. Abbiamo una realtà di schiavitù sotto gli occhi ogni giorno e ci voltiamo dall’altra parte, come se non avessimo senso civico e non vigessero leggi contro la riduzione in schiavitù e lo sfruttamento della prostituzione. Le organizzazioni criminali che ingrassano in Italia hanno la tacita complicità nostra, un po’ come persone un po’ come Paese. In nessuna nazione al mondo si vede una roba simile.
7) Si ha anche l’impressione che lei conosca bene luoghi e situazioni di certe zone dell’Africa.
Mi sono documentato, prima di tutto sulle strade, asfaltate e sterrate, di casa nostra.n Qualche viaggio in Africa mi ha fornito i colori.
8) C’è un autore che considera particolarmente importante, in generale, per la sua formazione?
Ai tempi del liceo avrei detto Cesare Pavese, Vasco Pratolini, Giuseppe Verga ma sono risposte “classiche”. In età piu’ avanzata ho pianto in un principio di rimbambimento senile molto anticipato sulla Teresa Batista di Jorge Amado e sulle pagine di maternità mortalmente sofferta di Margaret Mazzantini (Venuto al mondo). Garcia Marquez merita una menzione, ma escludo il realismo magico monocorde di Cent’anni di solitudine, penso piuttosto al Marquez dagli anni ’70 in avanti, con L’autunno del patriarca e L’amore ai tempi del colera , dove il realismo magico è solo uno dei registri. Oggi non so più da dove venga ciò che scrivo. Non so chi mi ha messo più efficacemente nella sua centrifuga.
9) Nelle sue note biografiche si legge che lei alterna l’attività di romanziere a quella di imprenditore. Quale sente più vicina alle sue aspirazioni?
È una brutta domanda. In seconda classico ci fecero fare un test psico-attitudinale per orientarci nella scelta di una facoltà. Era un metodo di un salesiano, si basava sui “valori”. I miei risultati davano un valore letterario enormemente più alto degli altri, mi ricordo la punta del grafico. Poi arrivò giurisprudenza e il lavoro nell’industria, i viaggi di lavoro in cui ho visto un pò di mondo, e i week-end e le notti con poco sonno al computer. È andata così, una vita su più fronti…
10) Rispetto all’attuale situazione di immigrazione (quasi) incontrollata. Come colloca il suo romanzo? Lo ha scritto per segnare un suo punto di vista?
I barconi non erano ancora all’ordine del giorno quando è nata l’idea di questo romanzo ed erano attualità quando e finito. Qui si parla di schiavitù e criminalità collegata, “attività” queste in cui il nostro tristo paese è in prima linea. Ai tempi in cui si svolgono le vicende di Chiaroscuri gli sbarchi incontrollati dei clandestini sono un tema ancora marginale anche se si odono già le prime urla di soccorso in mare non già di ragazze destinate alla strada ma di maschi vigorosi in cerca di un sogno.
11) In poche parole può spiegare cos’è questo romanzo?
È il romanzo di un mondo come è, come vorremmo che fosse e come potrebbe diventare.
Mario A. Iannaccone

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