Giornata della poesia: “Il Lera” di Rachele Coerezza


 

 

 

 

 

 

C’è un grande prato che dà sul lungofiume

che sembra un’aia ed è chiamato il Lera.

Ricordo panni stesi ad asciugare

e reti e barche pronte per pescare.

I figli della povera gente lì giocavan

si divertivan con niente.

Volavan gridi, rimbalzavan schiamazzi,

il prato si animava c’eran bimbi e ragazzi.

Ricordo il sole che nel suo declino

portava un po’ di pace e di frescura

ed il fiume con lento cammino

regalava una tregua alla calura.

Giungeva l’ora delle lavandaie

si sentivan le loro cantilene

scendevan dalle case, vispe e gaie

reggendo tra le braccia ceste piene.

Insaponavan e sciacquavan fino a sera

poi tornavan da dove eran venute

mentre l’aria rinfrescava il Lera

e le case attorno si facevan mute.

Il buio arrivava repentino

e cielo e fiume uno diventavan:

sopra, le stelle puntini d’oro fino,

sotto, i lumini delle barche che pescavan.

E nel firmamento, come un destino arcano,

sorgeva la grande madre luna piano, piano.

 

 

 

 

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