Garcia Lorca, un poeta spagnolo indimenticabile, nato il 5 giugno


 

Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca, nacque in Spagna il 5 giugno 1898.

Fu poeta e drammaturgo.  Federico Garcia Lorca, venne considerato, per certi versi, un ragazzo prodigio. A Granada, dove si trasferì con la famiglia,  il suo animo passionale venne influenzato dalle attività artistiche del luogo. Ricordiamo l’amicizia con Luis Bunuel, Salvador Dalì e molti altri all’Università che segnarono in qualche modo la sua carriera artistica. Il dramma esistenziale di Garcia Lorca fu quello della propria omosessualità che faticò a nascondere, fino a farlo cadere in depressione. Viaggiò da New York a Cuba per poi ritornare in Spagna, dove venne purtoppo fucilato a causa della propria appartenenza alla sinistra, al fatto  che fosse massone e anche, appunto, omosessuale. Lascia moltissime opere, alcune ancora non catalogate, dalle quale traspare un carattere sensibile e conflittuale.

Ve ne riportiamo una “Giaccio nella casa silenziosa” che, secondo noi, è molto intensa.

La mia felice bocca

La mia felice bocca nuovamente incontrare vuole
le tue labbra che baciando mi benedicono,
le tue dita care voglio tenere
e giocando congiungerle con le mie dita,
saziare il mio assetato sguardo col tuo,
avvolgere il mio capo nei tuoi folti capelli

Come son pesanti i giorni

Come son pesanti i giorni,
A nessun fuoco posso riscaldarmi,
non mi ride ormai nessun sole,
tutto è vuoto,
tutto è freddo e senza pietà,
ed anche le care limpide stelle
mi guardano senza conforto,
da quando ho appreso nel mio cuore,
che anche l’amore può morire.

Giaccio da solo nella casa silenziosa

Giaccio da solo nella casa silenziosa,
la lampada è spenta,
e stendo pian piano le mie mani
per afferrare le tue,
e lentamente spingo la mia fervente bocca
verso di te e bacio me fino a stancarmi e ferirmi
– e all’improvviso son sveglio,
ed intorno a me la fredda notte tace,
luccica nella finestra una limpida stella –
o tu, dove sono i tuoi capelli biondi,
dov’è la tua dolce bocca?
Ora bevo in ogni piacere la sofferenza
e veleno in ogni vino;
mai avrei immaginato che fosse tanto amaro
essere solo
essere solo e senza di te!

Potessero le mie mani sfogliare

Potessero le mie mani sfogliare
Pronunzio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.
Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.

T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio

Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma non ne ho il coraggio: temo che
il mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco perche’ parlo stupidamente e nascondo
il mio cuore dietro le parole.
Tratto crudelmente il mio dolore per paura
che tu faccia lo stesso.

Il mio cuscino mi guarda di notte
con durezza come una pietra tombale;
non avevo mai immaginato che tanto amaro fosse
essere solo
e non essere adagiato nei tuoi capelli.

Non è il tuo amore che voglio

Non è il tuo amore che voglio
voglio soltanto saperti vicina
e che muta e silenziosa
di tanto in tanto, mi tenda la tua mano.

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