E se i libri costassero meno?


Il Salone del Libro di Torino ha preannunciato, a battenti chiusi, di avere avuto un incremento sia nelle presenze che nelle vendite rispetto alle precedenti edizioni. Se i dati lo confermeranno, questo significa che vi è una rinascita verso la lettura. Ma, mi domando, cosa influenza il rinato interesse?
Se guardiamo alla scelta di Feltrinelli, ad esempio, di mettere in promozione durante il Salone ben 40 titoli, azione di marketing vincente che ha generato un afflusso continuo di acquirenti nel proprio stand (ai quali non sembrava vero di portarsi a casa ben due libri di autori noti ad un prezzo inferiore ai dieci euro) si dovrebbe dedurre che sia il prezzo ad influenzare le vendite. Questa tesi personale verrebbe avvalorata anche dal mercato in crescita degli ebook, i quali regalano (si fa per dire) la gioia di leggere a minor prezzo.

I lettori non sono scomparsi quindi, ma, mi domando, si sono assopiti nei momenti di crisi, posticipando l’acquisto del libro a tempi più vantaggiosi?

Ma, se davvero così fosse, che sia cioè il prezzo di copertina ad influenzare le vendite, non sarebbe il caso di trovare soluzioni perchè il prodotto finito sia più invitante senza scontentare gli autori (che di solito sono quelli che più patiscono economicamente) i distributori e gli editori e il lettore in attesa?

L’offerta di volumi rimane enorme e non decresce, si continua a sfornare centinaia di titoli ogni giorno come fossero pagnotte, ma perchè dunque non calmierare il loro prezzo?

E poi, perchè non lanciare il libro come moda nuova, un passatempo per tutti e per tutte le tasche, non un’alternativa a quelli recenti, bensì complementare? Le idee sono molte e di certo il mondo editoriale sta esplorando il terreno perchè i libri crescano rigogliosi e vengano proposti come frutti succosi.

A buon pezzo, si spera.

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