Chi è Stefano Bortolussi? Lo abbiamo intervistato per voi (II parte)


Parole ad hoc prosegue la seconda parte dell’intervista a Stefano Bortolussi, ovvero quando la professionalità emerge.

  • Parliamo del tuo romanzo, “Head Above Water”, tradotto da Anne Milano Appel, nella collana “Italian Voices”, che si è aggiudicato un premio importante, il 23rd Northern California Book Award e arrivando tra i finalisti del PEN Center Literary Award; puoi raccontarci come è nato questo romanzo?
 “Fuor d’acqua” è il mio primo romanzo, e in quanto tale contiene gran parte della mia vita fino al momento in cui lo scrissi. Non è strettamente autobiografico, ma diciamo che applica alla lettera un principio a cui credo fortemente: il fatto cioè che il romanziere abbia il diritto di scrivere di ciò che conosce ma il dovere di cambiarlo di segno, agendo di metaforfosi e metafore.
Detto questo, la cosa curiosa è che venne pubblicato negli USA prima ancora che in Italia, dove per qualche anno non aveva fatto che accumulare una serie di “niet” editoriali più o meno fermi.
Poi, per un concorso di cause, (prime tra tutte il coinvolgimento, in qualità di consulente editoriale dell’editore City Lights, di Beverly Allen, ex docente di letteratura italiana di mia moglie a Stanford e traduttrice di Pasolini e Zanzotto, e l’esistenza della collana “Italian Voices” realizzata con le sovvenzioni dell’Istituto Italiano di Cultura di San Francisco), l’editore, nelle persone di Nancy Peters e Lawrence Ferlinghetti, decise di tradurlo e pubblicarlo.
In realtà i due premi di cui parli non li ha vinti tanto il romanzo quanto la bellissima traduzione di Anne Milano Appel, che non finirò mai di ringraziare.
  • Ci piacerebbe anche conoscere se esistono delle differenze tra i meccanismi dei premi letterari americani e quelli italiani.
 Purtroppo lo ignoro, avendo personalmente collezionato, nei premi (principalmente di poesia) a cui ho avuto l’ardire di partecipare con le mie poesie da me stesso tradotte, una serie di batoste che nemmeno il Milan degli ultimi tempi…
  •  Sei stato al Salone del libro di Torino? Che impressione ne hai tratto quest’anno?
 Mi ha dato l’impressione di avere fatto tesoro della “sfida” (per così dire…) di Tempo di Libri e di avere giustamente ripensato e rivisto certe ipertrofie del passato. La strada è ancora lunga per arrivare alla fiera perfetta, e spero che presto si ricongiunga alla (velleitaria?) deviazione milanese e possa darci quello che noi appassionati di libri meritiamo. Ma per me Torino resta l’occasione per spulciare libri di piccoli editori a cui altrimenti arriverei soltanto grazie al Web, e da questo punto di vista la trovo insostituibile.
  • Qual è, a tuo avviso, il modo migliore per uno scrittore non ancora noto di promuoversi?
 Ah, se avessi la risposta, probabilmente la gente farebbe a pugni per cliccare il mio blog, l’autore a pezzi, o per ordinare online la mia ultima raccolta di poesie, I labili confini
Ma visto che siamo in tema, trovo che i social network offrano una sorta di “contenitore vuoto” che l’autore può riempire a suo piacimento, e quindi vadano sfruttati in modo intelligente. Non, a mio avviso, per fare letteratura, ma per farla conoscere.
 
  • Hai un romanzo nel cassetto o un nuovo progetto di cui ci puoi dare un’anteprima?
 Ebbene sì, ho pronto un romanzo che verrà pubblicato in autunno da un piccolo ma bravissimo editore toscano, Edizioni Effigi. Si intitola “Billy & Coyote” ed è una sorta di parziale, folle, immaginaria biografia di uno dei miei grandi maestri e numi ispiratori, Billy Wilder.
“Parziale” perché prende in considerazione soltanto gli anni hollywoodiani di Wilder, e neanche tutti; “folle” e “immaginaria” perché parte dal presupposto che un bel giorno il buon Billy incontri, in quel di Hollywood, il trickster Coyote, la divinità dello Scherzo, del Travestimento, del Deragliamento di buona parte delle culture tribali dei nativi americani. Coyote è rimasto senza un popolo, poiché i bianchi glielo hanno sterminato, e sente il bisogno di trovare una Voce per portare nel mondo i discutibili (ma oh, quanto necessari…) pilastri della sua filosofia. E chi meglio di BW, maestro di witz, travestimenti e trasgressioni abilmente travestiti da entertainment?
Segnalo, se posso, che alcune anticipazioni del romanzo sono già uscite sul mio blog, e che esiste anche una pagina Facebook (questa) che le raccoglie e le smista a chiunque sia interessato.

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