Cesare Pavese, lo scrittore piemontese introverso


Era nato il 9 settembre del 1908 in Piemonte e non si può certo affermare che la sua vita fu semplice e spensierata. In infanzia ma anche in gioventù dovette misurarsi con le ristrettezze economiche famigliari che continuarono, costringendolo, da giovane uomo, a lavorare sì nel mondo letterario, ma adattandosi tra ripetizioni, traduzioni, insegnamento, attività che acuirono la sua innata depressione. Cesare Pavese non fu soltanto un romanziere, novelliere e poeta, ma si distinse anche come traduttore, grazie alla perfetta conoscenza della lingua inglese che gli permise di affrontare testi americani di spessore (Moby Dick o David Copperfield, solo per citare i più noti) e di riconoscergli il merito di avere portato in Italia la cultura americana. Importante anche se frammentaria, la sua amichevole collaborazione con la casa editrice Einaudi con la quale pubblicò, tra l’altro, il romanzo che gli diede fama (La luna e i falò) nel 1950.

Cesare Pavese non ebbe nemmeno una vita sentimentale felice e soddisfacente, le donne che incontrava non erano mai quelle che lui sognava. Si innamorò anche di Fernanda Pivano, ma questa gli rifiutò la mano per ben due volte.

Cesare Pavese, antifascista, conobbe anche il carcere, anche se venne arrestato per qualcosa che non aveva commesso lui in prima persona. Una vita quindi tormentata tra amori mancati, ristrettezze, affanni e una salute cagionevole che lo portarono a desiderare la morte in più occasioni, sino a quando, nel 1950 si tolse la vita in una camera d’albergo a Torino.

La sua produzione letteraria è stata varia, di lui ricordiamo oltre al più noto romanzo già citato e alle traduzioni, anche la raccolta di poesie “Lavorare stanca” e il saggio “La letteratura americana e altri saggi”.

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