“Cecilia e il suo pianoforte” un altro racconto per voi


imagesCAI857VZl’ho rispolverato tra i mille scritti, è una sera piovosa ma domani il sole splenderà come accade a Cecilia.
Il cortile spazioso, sul quale si affacciano i palazzo signorili del centro città, è assolato.
Un bagliore più forte, sul lato est, illumina l’abbaino dove Cecilia è solita rifugiarsi, lasciando il resto della casa sottostante isolato.

Peccato che Cecilia non possa vederlo, ma solo sentirne il calore che attraversa i vetri fino ad arrivare al suo pianoforte.
Unico prezioso oggetto rimastole da quando i bombardamenti hanno costretto lei e la sua famiglia a rifugiarsi a pochi chilometri dalla città. Molti anni addietro.
Cecilia lo aveva lasciato piangendo e strattonando il braccio della sua governante perché non voleva separarsene, nemmeno fosse stato una bambola che si può mettere sotto il braccio.
E in quel periodo, per lei interminabile lontano da casa, era caduta in depressione, un forte disagio che non le permetteva più di provare quel poco di spensieratezza che i suoi coetanei riuscivano a vivere malgrado la guerra.
Un forte dimagramento che aveva messo i suoi genitori in grande ansia e preoccupazione, poi, finalmente, quella medicina, che pareva risolutiva per farle tornare la voglia di vivere.
E anche in quella circostanza Cecilia strattonava il braccio della governante pur di non ingurgitare quello sciroppo.
Una premonizione forse.
Perché Cecilia acquistò sì vigore ma perse la vista, definitivamente. I medici non seppero mai farsene una ragione.
Così, come ogni adolescente fa, iniziò a sognare l’amore, a immaginarlo ma anche a temere che nessun ragazzo mai l’avrebbe amata davvero . E una volta rientrati nella casa cittadina, mentre cercava a tentoni di riappropriarsi dei suoi oggetti, usando l’antica memoria, le sue mani finalmente incontrarono l’amico pianoforte, abbandonato quando ancora poteva vederne la forma allungata e l’elegante colore nero lucido.
Cecilia iniziò così, accarezzandone i tasti, a confidargli le più intime emozioni e le proprie segrete disperazioni. E lo faceva con tanto sentimento che intorno, tutti si fermavano ad ascoltarla. Il cortile cessava ogni brusio.
Cecilia non leggeva la musica, perché l’aveva scritta nel cuore.
La musica non conosce confini e barriere, ma invita ogni uomo ad alleggerirsi e a far volare nell’etere la propria energia.
E quando i componenti della sua famiglia scomparvero via via dai ritratti, a Cecilia non restò, ancora una volta,che il suo amico pianoforte a farle compagnia. Ora però le permise anche di vivere, di mantenere quella grandissima casa nel centro cittadino e di curare il proprio aspetto..
Divenne una donna bellissima, illuminata dalla luce dell’arte, ricercata da importanti personalità.
Venti lunghi anni di fama, nei quali mai però osò pensare di cambiare il suo strumento, anche se invecchiato.
Le note come per miracolo, dirette da Cecilia diventavano docili, trasformandosi in composizioni sublimi, e forse furono loro ad attrarre Augusto il quale entrò nella sua vita in modo prepotente, regalandole un grande stupore. E come lei lo aveva sperato, l’amore immaginato prese forma nelle sembianze di lui.
Augusto era rimasto rapito dalla poesia che usciva dai tasti sapientemente toccati da lei e, malgrado fosse consapevole della sua cecità, aveva preso a seguire tutti i suoi concerti allo scopo di conoscerla.
Fu un amore sublimato dalla comunanza della loro sensibilità, dal bisogno di entrambi di vivere un sentimento intenso.
Augusto era però sposato a Rossana, che gli era stata imposta per antichi accordi tra le rispettive famiglie, ma tra di loro non era stato possibile trovare un solo comun denominatore, tant’è che si vociferava che l’unico erede arrivato non fosse certamente figlio di Augusto. Lui stesso si chiedeva chi potesse esserne il vero genitore, ma aveva comunque accettato di buon grado di fare da padre a quel ragazzo.
E Cecilia faceva vibrare la potenza del loro amore nell’attesa che lui la raggiungesse, confidando che fosse sempre intento a ritagliarsi le occasioni per incontrarla e rinunciando talvolta ai propri impegni consolari.
Poi, a causa di quel destino avverso che spesso infierisce sempre sugli stessi, Cecilia e Augusto dovettero separarsi.
Rossana, costretta da una gravissima malattia, incurabile a detta dei più illustri medici di Vienna, lo aveva richiamato ai propri doveri formali del matrimonio, minacciandolo di fare uno scandalo e di distruggere il patrimonio della sua famiglia, se soltanto avesse osato rivedere Cecilia.
E da quel giorno le note di Cecilia divennero grevi, pesanti, le sue mani suonavano ma il suo cuore era privo di fermento interiore.
Anni, forse dieci, nei quali tentò di ridare una ragione alla propria vita, sostenuta sempre dagli appassionati della sua musica, che non si accorsero mai del suo dolore.
Nella mente ancora Augusto, negli occhi ricorrente l’immaginario del suo volto.

Così in quel giorno di maggio ventoso, il sole prepotente è l’unico incontrastato elemento nel cielo.
Cecilia aspetta il garzone del panettiere che le porti fin sopra lo stretto necessario per fronteggiare i prossimi due giorni. Cecilia, che ha consegnato in fiducia le chiavi al custode, gli ha permesso di aprire soltanto a quel ragazzo tanto gentile che, qualche volta, con grande timidezza, le chiede di suonare per lui dei brevissimi pezzi di Mozart.
Perché lei non vuol essere interrotta mentre prova, ma se qualcuno le chiede di suonare non si rifiuta mai. Come volesse elargire parole attraverso la musica.

Cecilia avverte così gli attesi passi salire le strette scale che conducono al suo abbaino. Prosegue nel brano, certa che quel ragazzo attenderà che lei lo termini.
Ma si sente sfiorare la mano, si spaventa, ha un sobbalzo. I tasti risalgono, la musica si interrompe.
Rimane con gli occhi spalancati nel buio.
Cecilia si immobilizza: è la mano di Augusto, ne è certa.
Lui la aiuta ad alzarsi dallo sgabello, Cecilia barcolla sulle gambe instabili, non le esce un suono dalla sua bocca. Augusto la stringe a sé, sussurrandole che niente e nessuno potrà mai più dividerli ora.
Forse è l’emozione, forse è un sogno, quel bagliore colpisce Cecilia, la quale si scherma il viso come non ricorda di averlo mai fatto, poi incredula riabbassa la mano, ma ecco che Augusto le appare: ed è proprio come lo aveva immaginato in anni di melodie.

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