Arianna – un piccolo racconto promesso alla mia migliore lettrice


Non a caso ad Arianna era stato assegnato quel nome: sua madre pensava infatti che ogni cosa fosse collegata a una sorta di magia invisibile che avvolge la vita e il suo divenire. Un filo lungo quanto la matassa dell’esistenza.
E ancora bambina, Arianna scambiava le cosiddette coincidenze come un fatto naturale, imparando a non stupirsi mai di nulla, lasciando gli altri increduli.
Tuttavia crescendo, un po’ come capita alla maggior parte di noi, pareva aver perduto quella magica naturalezza e fiducia nel cielo, per cedere il passo a una sorda razionalità.
Accantonando dunque quella sensibilità che l’aveva resa una bambina speciale, divenne una donna con un forte senso pratico e con obiettivi ben precisi.
Credette di innamorarsi di un uomo privo di fantasia, ma abile nel maneggiare denaro, generoso verso se stesso e meno con Arianna, ma fidato e lungimirante; purtroppo tanto cinico da non possedere una fede.
Fu un po’ come chiudersi in un cassetto e cospargersi di naftalina, aspettando la primavera e poter respirare nuovamente l’aria di rinnovamento.
Ci rimase in quel cassetto ben lunghi dodici anni, fino a quando cioè decise di ritrovare il filo conduttore della propria esistenza. E dimostrare a se stessa che essere forte significava soprattutto ascoltarsi e affrontare scelte difficili.
E senza una ragione valida che le permettesse di essere compresa da chi la conosceva e le voleva bene, lasciò quell’uomo. Senza un rimpianto.
Iniziò così a ricordare se stessa bambina, età in cui ascoltava più la vocina interiore che non i messaggi chiari e forti che le provenivano dall’esterno. In fondo sua madre, anche se lo aveva ormai dimenticato, glielo aveva insegnato con garbata convinzione.
Senza meta (che bello esserne prive!) si apriva alla vita, a quel defluire di energie che ci fanno fluttuare come note musicali che si susseguono una all’altra per dare voce a una grande melodia armoniosa.
Un’amica, incontrata in un cinema d’essai dopo un violento acquazzone d’estate, le fece conoscere molte persone che la portarono a incontrare un nuovo uomo. E presto la vita di Arianna iniziò a correre veloce come una perla in rotolamento.
Durante quell’affannarsi di emozioni, Arianna percepiva che il suo percorso era costellato da personaggi non casuali, ma voluti dal disegno universale perché lei potesse tornare consapevole delle proprie virtù ma anche severa critica di se stessa. E che il nuovo uomo non fosse capitato per caso, le fu chiaro fin dall’inizio, perché lui possedeva un bagaglio pesante che Arianna avrebbe dovuto prima sopportare e poi alleggerire.
“e se fosse un segno?” si domandava mentre arrancava tra le tribolazioni e l’amore?
Fino a quando un giorno Arianna ebbe la conferma che niente era accaduto per caso, perché stava per diventare madre.
E quel bambino, minuto ma resistente come la fede, permise ad Arianna di annotare negli anni piccoli e grandi segnali e trasmettere anche a lui il suo prezioso taccuino di coincidenze.
Arianna viaggiava, come spinta dalla brezza della vita con cui vengono spostate le nuvole e, qualche volta, da uragani violenti che le impedivano di conservare una stabilità costante.
Lei e il suo bambino però non contrastavano mai la vita, ma si lasciavano condurre, gioendo delle opportunità senza stupirsene.
E così Arianna ringraziava quest’ orchestra divina fatta di strumenti ben accordati, non spaventandosi del suono di un timpano o di un trombone, ma considerandoli parte della composizione.
E cosa fu quel giorno in cui chiese a suo figlio, ormai ragazzino, quale fosse il numero delle emergenze? Un segno? Da anni ormai quel piccolo telefono le girava per le mani mille volte al giorno e mai si era accorta di non avere in memoria quel numero. Chissà, forse perché non avrebbe dovuto servirle sino a quel momento?
Lo memorizzò e prese l’autobus per recarsi alla scuola di suo figlio.
Terminò i colloqui con gli insegnanti che le confermarono che quel ragazzino, era il risultato magico dell’essersi affidata all’universo molti anni prima e riprese l’autobus per rientrare.
Quando, vicino a lei, un uomo cadde dal sedile, quello vicino al finestrino, sembrando senza vita. Forse un infarto, un malore mortale insomma. L’autobus giunse alla fermata, molti scesero incuranti di quel povero uomo mentre i pochi che salirono, accorgendosi di quella massa pesante lungo il corridoio decisero di scendere in gran fretta e aspettare il mezzo successivo.
Arianna si trovò sola, lei e l’uomo, persino il conducente era rimasto nel proprio abitacolo, aspettando chissà cosa.
Poi l’illuminazione, non a caso aveva chiesto quel numero a suo figlio: quello delle emergenze.
Arianna lo compose e rimase così accanto all’uomo, inginocchiandosi per assicurarlo che qualcuno presto sarebbe giunto in suo soccorso, perché anche lui potesse tornare a far parte della magia che la vita ti offre, se la sai cogliere. E la magia accadde.
Arianna non ebbe bisogno di raccontare a suo figlio quello che era successo su quell’autobus, ma rientrando a casa sorrise e lo ringraziò di quel numero.
Nulla succede per caso, ma è un lungo filo che solo la morte spezza per ricucirlo poi nell’al di là.
filo

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