Apriamo la settimana dell’amore con il mio racconto “Sun, ovvero dell’amore”


(tratto dall’antologia “Donne oggi” – EDB Edizioni Milano)

“Signora, signora! Mi guardi, ascolti!” le tocca con timore il braccio, abbassandosi un poco per cercare di incontrare i suoi occhi. Nulla. Sun è immobile, non risponde agli stimoli, fissa la parete di fronte a lei sulla quale non vi sono né un quadro né un mobile, ma solo gesso sporco e penombra.

“Signora, riesce a sentirmi, mi vuole rispondere?” e il funzionario della regione attende un cenno, un battito di ciglia, un tremore impercettibile.

Sun socchiude le labbra grinzose, di un soffio appena, non sposta altro del proprio corpo ossuto.

“Cosa mi può dire, signora? Cerchi di ricordare, dobbiamo capire cosa lo ha spinto!” quell’agente pare non voler demordere.

Silenzio, le labbra a forma di cerchio, come se volesse soffiare e far volare via ricordi e parole.

Sun è anziana ormai, insignificante nell’aspetto e nei modi, una donna comune di quelle che ti passano accanto e che non sapresti descrivere il minuto successivo. Ma straordinaria.

Come lo è stato il sentimento che l’ha legata a Zhou. Quaranta lunghi anni. Percepiti tuttavia come soli quattro lustri. E dire che era terrorizzata quando i suoi genitori le avevano annunciato che il mese successivo avrebbe dovuto sposarsi con uno sconosciuto della famiglia Chen.  Non che Sun avesse creduto di potersi sottrarre a quella tradizione tanto antica quanto infelice per milioni di ragazze come lei, ma sperava nel suo immaginario che davvero un miracolo sociale potesse sovvertire quella regola. Perché era vero che il nuovo regime proclamava di esserci riuscito, ma poi, nelle campagne, i genitori continuavano a osservare antiche usanze e rituali. E il matrimonio era uno di quelli.

Sun era giovane, magra e spigolosa, i capelli lucidi e i lineamenti del viso regolari, ma la bocca era bella, insolita e sensuale. Le sue fragili e giovani mani erano affusolate, adatte a muoversi veloci nel passare fili di paglia e creare centinaia di cesti destinati al commercio locale.  Una semplice operaia, dotata però di una grande manualità ed una  fantasia inaspettate. Quando poteva Sun  infatti sottraeva gli scarti dei lavori e con quelli costruiva magnifici ventagli che poi a casa abbelliva con disegni astratti multicolori. Anche quel giorno teneva tra le mani un ventaglio costruito da lei, rosso, con striature bianche che parevano passaggi di stormi nel cielo. L’abito era bianco con una fascia in raso rossa, lo stesso indossato da sua madre, la quale lo aveva adattato alla figura di Sun perché priva di forme rotonde.

Il velo no, quello era nuovo, in organza rossa, le copriva gli occhi e l’emozione, la stessa timorosa emozione che ogni ragazza sentiva prima di scendere dalla portantina e incontrare il futuro sposo.

A niente erano valse le sue lamentele ed i suoi pianti, Sun doveva sposare Zhou, della famiglia dei Chen perché così era stato stabilito quando lei era appena adolescente. Né avrebbe potuto proporre un possibile candidato perché Sun non ne aveva, nessuno in fabbrica o nel quartiere aveva risvegliato la sua femminilità nè  catturato il suo cuore. Ma come sarebbe stato quel Zhou Chen? si domandava Sun, mentre tutti acclamavano il passaggio della portantina. Di certo sapeva che avrebbe offerto parecchi yauan alla sua famiglia, malgrado lui fosse di umili origini, perché, si diceva, che Zhou, assieme al padre, fosse molto abile nel commercio. Inoltre pare che avesse anche viaggiato, lasciando la Mongolia e Beijing diverse volte, per espandere la loro attività.

“Coraggio Sun, tutte le ragazze prima o poi si sposano, vedrai che non sarai scontenta, e poi questo è il destino delle donne, non vorrai forse diventare una di quelle che indossano la divisa e marciano vero?” sua madre tentava, con un certa violenza verbale, di farle accettare quel passo importante.

Così Sun, quel giorno di primavera in cui le spighe di grano sono alte e iniziano a essere raccolte, scese dalla portantina stringendo il ventaglio.

Zhou era alto, viso lungo, occhi acuti, i denti bianchissimi si aprirono al sorriso non appena la vide venirgli incontro con piccoli passi impacciati.  Sun avvertì come un flusso di energia che la attirava verso quel ragazzo, non conosceva ancora la sua voce ma si sentì pervasa di una fiducia inaspettata.

Come aveva promesso Zhou aveva offerto parecchie monete alla famiglia di  Sun, e lo aveva fatto molto volentieri soprattutto dopo averne scoperto il viso semplice ma armonioso di lei.

Anche ora Sun ricorda con nitidezza di particolari il loro primo incontro amoroso, impacciato, virgineo, in quella loro casa coniugale disadorna, essenziale, un piccolo luogo ove scoprirsi, donarsi, costruire il loro destino insomma.

“Tornerò presto” la rassicurava Zhou ogniqualvolta partiva con il vecchio padre alla ricerca di nuovi acquirenti. Commerciava un po’ di tutto, dalle stoviglie agli abiti e dimostrando una certa lungimiranza acquistava in anticipo novità che rivendeva poi con facilità, procurandosi denaro e clientela affidata. Dopo la morte del vecchio padre, Zhou aveva però subito un declino emotivo, come gli fossero venuti a mancare stimoli e intuito commerciale. Sun, stanca di lavorare in fabbrica, si era nel frattempo specializzata nel creare cesti e, più tardi, vedendo il marito soffrire per la solitudine lasciata dal padre, si era offerta di seguirlo nei suoi viaggi d’affari. Ma questo non accadeva sempre, la loro casa andava comunque accudita e solo lei poteva farlo. Il suo ruolo inoltre imponeva che si dedicasse alla famiglia di Chen, dimenticando la propria.

Il loro sentimento non era impetuoso come il fuoco dei draghi, né romantico come i peschi in fiore,  ma solido e concreto, come la terra e le radici che sotto vi scorrono.

Tuttavia dopo parecchi anni era chiaro ormai che gli spiriti non avessero deciso di dar loro dei figli, così il tempo passava e Sun e Zhou silenziosi accettavano quel destino continuando a dedicarsi al commercio e a quel matrimonio dal quale non sarebbero nati  piccoli discendenti della famiglia Chen.

Quando rientrava a casa Zhou sapeva dove rifugiarsi per ritrovare se stesso e ritemprarsi dai viaggi d’affari che spesso lo affaticavano e lo tenevano lontano anche parecchi giorni. Le distanze non aiutavano a ricongiungere presto i due sposi.  Il fiume, il Chaobai, che da ragazzino lo accoglieva sempre, quando lui si rifiutava di andare a scuola, era sempre lì ad aspettarlo anche ora che Chen era diventato uomo: grigio, opaco, silenzioso. Ma disponibile come il ventre di una giovane donna mercenaria. Così Zhou prendeva al proprio amo varietà povere sapendo che poi Sun avrebbe saputo renderle appetibili malgrado fossero di aspetto e gusto maleodoranti.

“Anche oggi il fiume ci ha fatto un dono” le diceva Zhou appoggiando il cestino sulla cucina, mentre Sun non osava contestarlo, mettendosi silenziosa a pulirlo. Così era la loro vita coniugale, priva di contrasti, un intreccio di tessere armonioso. E niente e nessuno avrebbe potuto sovvertire quell’ordine armonioso.

“Dove vai Sun? Le chiedeva Yen non appena la vedeva infilarsi un paio di calzature così diverse da quelle a  cui era stata costretta per tradizione tutta la sua vita. Yen odiava Sun e malgrado anni di convivenza nella famiglia le avessero dato prova della fedeltà e della sottomissione di Sun, Yen, sorella maggiore di Zhou, avrebbe voluto annientarla.

“Al fiume a cercare materiale per le mie ceste, sarò di ritorno tra poco, ” le rispondeva Sun domandandosi perché quella donna le stesse tanto addosso. In fondo malgrado fosse la sorella del suo sposo non era giusto vantasse  anche lei una supremazia famigliare nei suoi confronti.

Ma Yen, disgraziata nell’aspetto, ormai giunta ad un’età in cui le possibilità di venire chiesta in sposa da qualcuno potevano dirsi svanite, pareva vivere per tentare di distruggere la felicità di suo fratello e quella di Sun. Oltretutto Sun, pur invecchiata, aveva conservato i tratti della gioventù, arricchiti solo da qualche linea sulla fronte. I capelli le erano rimasti lucidi, con alcuni fili bianchi che la ingentilivano ancora di più.

Così, per tre decadi, almeno Sun aveva vissuto cercando di respingere l’energia di quella cognata nemica. Ma se ne era ben guardata dal parlarne con Chen, non avrebbe né potuto offendere un membro della sua famiglia raccontandogli i dispetti che doveva fronteggiare, né avrebbe voluto dargli un dolore perché in fondo Yen era la sorella maggiore.

Così ogniqualvolta Chen partiva, Sun si chiudeva nella propria solitudine, cercando nelle lunghe passeggiate di ritrovare la propria autonomia e una dignitosa libertà, lontana da Yen.

Inutilmente però. Ogni ritorno a casa rappresentava per Sun un interrogatorio condotto con raffinatezza e maliziosa ironia. Al contrario di Chen il quale, ritornando a casa anche dopo diverse settimane, non le chiedeva più cosa avesse fatto durante la sua assenza. Sun, malgrado si sentisse rattristata per il suo disinteresse, lo giustificava in cuor suo ritenendo che dopo tanti anni di vita matrimoniale non fosse più necessario darsi il resoconto delle proprie attività.

“Non perderemo mai la fiducia uno nell’altra, non è vero?” la scrutava lui dopo averla amata nei primi anni.

“Nessuna nuvola dal cielo verrà a posarsi sulla nostra casa” lo rassicurava Sun, facendosi piccola accanto a lui.

“Allora Sun, lei conosce una possibile ragione per la quale  suo marito si sia impiccato sulle sponde del fiume? Aveva dei nemici? Aveva debiti? ”  il funzionario regionale la scuote.

Chen era rigido, pareva ancora più lungo là appeso a quel ramo esile di salice, pallido come il suo colorito non più irrorato di linfa vitale. Era stato semplice caricarlo sulle spalle e togliergli dal collo la stessa corda con cui Chen legava il cesto nel quale raccoglieva il pescato. I primi a essere avvisati furono  i suoi fratelli e Yen, la sorella. Fu lei a voler portare la nefasta  notizia a Sun, raggiungendola mentre stendeva quei panni che Chen aveva appena riportato a casa dopo una settimana di viaggio.

“Sarai contenta ora” le disse sfidandola con gli occhi, quasi volesse penetrarle l’anima e sentirne la sofferenza, “mio fratello si è impiccato, ora sei libera” girandole le spalle curve e allontanandosi con un passo pesante. Sun  si era piegata sulle ginocchia per respirare ed emettere un suono di disperazione, ma non saliva nulla, la voce le mancava, la gola le stringeva, le mani si erano irrigidite.

Poi come un cane fiuta la pista da seguire si era incamminata verso il fiume, il Chaobai, grigio, opaco, silenzioso. Avanzando tra i pochi che guardavano sbigottiti Chen pendere come un drago sconfitto, arrivò a toccargli le caviglie, che erano  ancora tiepide.

“Va bene Sun, capisco che sia sconvolta, la aspetto domattina per interrogarla, ora vada a casa e riposi, dovrà far preparare anche il rito funebre” e con una insolita delicatezza il funzionario regionale la aiuta ad alzarsi smettendo così di farle domande.

A casa Sun si accorge per la prima volta dopo quattro decenni di cosa sia il silenzio, la solitudine, il vuoto della propria vita che Zhou le ha lasciato in eredità. Sotto i palmi delle mani sente ancora il tiepido delle sue caviglie, cerca il suo odore tra gli indumenti che non ha ancora lavato e andando a tentoni tra quelli, per caso, in una piccola tasca inutilizzata di un gilet che da tempo non indossava più, Sun trova una sottile pergamena piegata in modo che avrebbe potuto far pensare ad un rigonfiamento di una cucitura. Nel silenzio la pergamena si fa scoprire, Sun la srotola e legge:

“Caro fratello, mi addolora dirti che i miei sospetti sulla tua sposa sono certamente fondati. Le sue lunghe uscite durante i tuoi viaggi non possono che portare alla conclusione che Sun abbia un’amante. Da tanto, troppo tempo per te che l’hai amata nella piena fiducia. Le decisioni spettano a te ora, per non infangare la nostra famiglia. Tua sorella Yen”.

Sun legge adagio ancora una due tre quattro volte, ed ogni parola diventa per lei una rivelazione. Una certezza. Una confessione. Yen ha voluto distruggerla agli occhi di Zhou, nella sciocca speranza che lui la ripudiasse. Non valutando mai, nemmeno per un attimo, che Zhou la amasse e che quella notizia terribile, invece di indurlo a porre fine al loro matrimonio, lo portasse, tanto il dolore, alla fine della vita. Sun ora doveva riflettere.

Prega gli spiriti buoni coricata sul letto, rifiuta le lacrime che vorrebbero uscire per confortarla. Cosa dirà domani al funzionario? Che ipotesi gli fornirà sulla morte di Zhou?

“Nessuna nuvola dal cielo verrà a posarsi sulla nostra casa” ripete Sun allo spirito di Zhou che vaga tra le pareti.

Le ore della notte cedono  presto il passo a quelle del giorno, Sun indossa un abito chiaro, un po’ sgualcito come la sua pelle, e si presenta puntuale all’incontro con il funzionario regionale.

“Allora Sun, riesce oggi a raccontarmi qualcosa di suo marito?”

Sun tira un lungo sospiro e con la voce più ferma possibile cercando di mantenere un tono udibile risponde:

Zhou non sopportava più di starmi lontano, di viaggiare per giorni solo, di non poter passare ore con la propria famiglia, con i suoi fratelli, con Yen, la sorella prediletta…”( e di nuovo prende fiato)

“Quella malattia incurabile che spezza la voglia di vivere di alcune persone e le fa divenire deboli vittime delle circostanze, lo ha inghiottito giorno dopo giorno. La mia colpa è di non essermi accorta per tempo, la depressione con Zhou ha vinto la sua battaglia” E abbassa gli occhi come nella scena finale di un pezzo teatrale.

Bene, chiudiamo, è stato un suicidio quindi, ci dispiace Sun, ci dispiace davvero” e le porge la mano.

Sun sta per uscire quando Yen arriva, con l’espressione aggressiva ed indagatrice di nuovo.

“Zhou ti ha lasciato questa pergamena, mia cara,” gliela passa nella mano sinistra, fissandola.

“Ah Yen dimenticavo, Zhou mi ripeteva sempre “nessuna nuvola dal cielo verrà a posarsi sulla nostra casa”.

Stormi bianchi nel cielo come nel giorno del loro matrimonio passano lì sopra.

 

 

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