22 maggio, ricordiamo Alessandro Manzoni (1785 – 1873)


Alessandro Manzoni, nipote da parte di madre, di Cesare Beccaria (autore di “Dei delitte e delle pene“), figlio di Giulia Beccaria, uscito dal collegio andò a vivere col padre, il conte Pietro Manzoni.  Tutta la sua vita fu influenzata dalla ricerca e dalla conferma religiosa; sposò Enrichetta Blondel, una giovane protestante, la quale però  prima di convolare a nozze con lui, si convertì al cattolicismo. La fede radicata del Manzoni, il ritorno a quella religione dei padri, segnarono tutta la sua produzione letteraria, che culminerà con l’inizio della sua opera più grande  “I promessi sposi” nel 1824.

Possiamo considerare Il Manzoni uno scrittore attualissimo, perchè la sua fede anima la carità per gli umili, la generosità dei forti, la bellezza della  natura, la capacità che ogni uomo deve trovare nel saper perdonare, riconducendo sempre al moralismo cattolico. Ne “I Promessi sposi” si possono anche riscontrare molteplici esempi dell’amore che il Manzoni nutre per i paesaggi, per gli stati d’animo. Citiamo questo breve passaggio in cui Lucia va con la madre e con Renzo verso il convento:

“Lucia stava stretta al braccio della madre, e scansava dolcemente, e con destrezza, l’aiuto che il giovine le offriva ne’ passai malagevoli di quel viaggio fuor di strada; vergognosa in sè, anche in un tale turbamento, d’essere già stata tanto sola con lui, e tanto famigliarmente, quando s’aspettava di divenir sua moglie, tra pochi momenti. Ora, svanito quel sogno, si pentiva d’essere andata troppo avanti, e, tra tante cagioni di tremare, tremava anche per quel pudore che non nasce dalla triste scienza del male, per quel pudore che ignora sè stesso, somigliante alla paura del fanciullo, che trema nelle tenebre, senza saper di che.”

Questo capolavoro congiunge quindi svariate situazioni, dal patetico al sublime, dal riso al pianto, passioni che, alternandosi, creano armonia e bellezza poetica, cioè Arte.

Ricordiamo tra le sue opere anche la tragedia  “Adelchi“, la poesia “Cinque  maggio“, e “la Pentecoste“.

Ci piace inoltre sottolineare che la scrittura di Alessandro Manzoni è, e deve continuare ad essere, esempio nella letteratura per la magnifica proprietà di linguaggio e di sintassi.

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