14 marzo 1972: Giangiacomo Feltrinelli muore accanto a un traliccio


Partigiano, militante comunista, Giangiacomo Feltrinelli, al termine della guerra inizia con la biblioteca Feltrinelli che diventerà poi Fondazione ma è nel 1954 che dà vita alla casa editrice omonima. Vennero pubblicati dei bestseller quali Il dottor Zivago di Boris Pasternak e Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa che gli costarono fama ma anche problemi politici. Venne aperta un’inchiesta Finanziò gruppi estremisti (Curcio e Franceschini fondatori delle Brigate Rosse) passando alla clandestinità e accusando di essere lo Stato e l’estrema destra i responsabili della strage di Piazza Fontana a Milano nel 1969. Venne trovato morto a fianco di un traliccio a Segrate il 14 marzo 1972 e fu la moglie Inge schintal a riconoscerlo malgrado avesse  addosso i documenti di un’altra persona, uno sconosciuto di nome Vincenzo Maggioni.

Molti, anche i dirigenti comunisti erano convinti che Feltrinelli fosse stato vittima di un complotto, ordito dalla CIA mentre Potere Operaio, quotidiano dell’omonimo movimento extraparlamentare, commemorò Feltrinelli per l’appartenenza a un gruppo terroristico rivoluzionario, omaggiandolo come «un rivoluzionario caduto nella guerra di liberazione dallo sfruttamento»

Al funerale parteciparono i giovani che intonarono L’internazionale gridando slogan contro la «borghesia assassina»

Venne aperta un’inchiesta sulla sua morte ma nel 1975 la Procura di Milano concluse l’istruttoria, rinviando a giudizio 33 persone e affermando che l’editore era rimasto vittima di un incidente sul lavoro. I brigatisti affermarono che Osvaldo (come si faceva chiamare Giangiacomo) non fu infatti vittima di un assassinio ma di un errore tecnico mentre tentava di creare un black out in una zona di Milano.

Personaggio scomodo ma ideatore di una casa editrice davvero importante.

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